Rovigo, 5 novembre 2017 - Lo scandalo partito dal caso di Harvey Weinstein tocca anche il mondo dell’editoria. Mattia Signorini, 37 anni, scrittore rodigino fondatore della scuola di scrittura Palomar e direttore artistico del festival letterario Rovigo Racconta, dalla sua pagina Facebook ha denunciato di essere stato vittima di impliciti ricatti, attenzioni particolari in cambio di salti di carriera. Ma stavolta il Weinstein di turno è una nota giornalista italiana, una donna di 30 anni più grande di lui. 
 
Lo scenario è quello dei salotti della Milano che conta. È il 2007, l’uscita del primo romanzo Lontano da ogni cosa (Salani) porta il giovane Signorini da Rovigo alla capitale della mondanità. «La mia agente mi ha portato a una festa in un grande appartamento milanese – racconta lo scrittore nel suo sfogo su Facebook –. Voleva far conoscere un po’ di mondo a un ragazzo che veniva dalla provincia. A quella festa c’erano diverse personalità della cultura, qualche personaggio televisivo. Una sorta di Grande Bellezza in salsa nordica».

L’incontro: «Distesa sul divano centrale, c’era una giornalista tuttora molto conosciuta che aveva da poco passato la sessantina. La stimavo. Stimavo la sua eleganza e le sue parole. Avrei voluto solo avere l’occasione di parlare con lei. E magari di farle avere il mio romanzo. Se le fosse piaciuto, un suo articolo avrebbe davvero fatto la differenza». 
 
Il giovane autore riesce ad avvicinarsi, lei si mostra incuriosita, abbandona i suoi due amici diciottenni e lo invita a sedersi vicino a lei. «Voleva conoscere la trama del mio romanzo, sapere cosa facevo nel resto della mia vita». Affascinante, «non lo posso negare». Ma «ero anche speranzoso di avere una sua recensione». La conversazione finisce. «Un’ora dopo l’ho vista avvicinarsi alla mia agente. Le ha detto qualcosa, poi è venuta verso di me e mi ha dato un bacio sulla guancia». 

Poi la proposta: «Mi ha sussurrato all’orecchio: ti aspetto a casa mia, così parliamo del tuo libro». L’ho guardata andare via abbracciata ai due diciottenni». «Ho chiesto alla mia agente cosa le avesse detto – prosegue –. Vuole che tu vada da lei, la risposta: ti farà una pagina intera, ma mi ha detto che questa recensione avrà un prezzo». 

Signorini non accetta la proposta indecente della nota giornalista, vuole farcela da solo. «Da lei non sono andato, non è mai uscita nessuna recensione sulla testata per cui scriveva. La mia agente mi ha detto che qualche copia venduta in più non valeva la bellezza di guardarsi allo specchio e sentirsi puliti. La pensavamo nello stesso modo».