Rovigo, 1 agosto 2017 - Le panchine e le nere: a Rovigo il sindaco pensa che le due cose non vadano bene, per cui è meglio farle sparire. Le panchine? No, le nere. Anche se giravano come disperate perché rimaste senza casa. Una è scappata via. Impaurita. Parlava in maniera sconclusionata. Ed ha già deciso di andarsene dall’Italia. Tra pochi giorni sarà nel suo paese d’origine.

Ieri, in pieno giorno, una donna nigeriana che bivaccava sotto la pensilina della fermata degli autobus nei pressi della stazione dei treni assieme ad una compagna, connazionale, ha visto arrivare la polizia municipale in divisa e il sindaco, Massimo Bergamin, nei panni dello «sceriffo» della città. Cosa il sindaco abbia detto loro non si sa. Perché Bergamin ha parlato attraverso la portavoce: «Al sindaco è giunta la segnalazione di un cittadino ed ha attivato la polizia locale per i normali e consueti controlli».

Questa donna non è una richiedente asilo appena arrivata con le navi della speranza. Si tratta della ex moglie di un rodigino, vivevano assieme nella prima periferia cittadina. Evidentemente l’amore è finito. Fatto sta che lei non ha trovato posto migliore che il marciapiede della stazione per sdraiarsi a riposare. Ma ad attenderla non ha trovato acqua, cappuccino, brioche e ciabatte. Per lei c’erano le forze dell’ordine. Il silenzio quasi totale dell’amministrazione non permettete di sapere in cosa sia consistita l’azione del sindaco. Di sicuro però la donna è stata poi vista girare per il centro, particolarmente provata dall’episodio, in cerca del modo per togliersi di mezzo.

A fine marzo del 2016 Bergamin aveva provato a cacciare l’uomo che chiede l’elemosina tutti i giorni sotto palazzo Roncale e che dorme sotto il palazzo abbandonato in piazzale Di Vittorio. Lo vedono tutti i cittadini che parcheggiano lì, all’ex stazione delle corriere. Ha messo un materasso, con tanto di coperte e cuscino. «Mi hanno buttato via tutto, anche le medicine e i vestiti. Mi hanno detto che non posso stare qui, che non posso dormire all’aperto, che lo ha detto il sindaco», diceva in quei giorni l’uomo dell’Est europeo, noto a tutti con il nome di «Giulio». Poi i cittadini sui social network e parte dell’opposizione in consiglio comunale, impietositi, si sono scatenati in sua difesa.

C’è stata una sorta di sollevazione popolare per «Giulio». Ed è ancora lì, sul suo lettino al parcheggio. Ieri alla luce dell’episodio successo alla nigeriana, gli è stato chiesto se fosse preoccupato. «Non lo so, quasi sì, quasi no. Io ho paura di questa roba», è stata la sua risposta. Ma non si sa cos’abbia intenzione di fare Bergamin. Perché le nigeriane se ne devono andare e Giulio può restare? Il sindaco non risponde. Non è dato sapere se il metro per le decisioni sia la reazione dell’opinione pubblica o un suo principio la cui ratio, a questo punto, andrebbe spiegata.