Rovigo, 15 luglio 2017- Alessandro Ahmetovic era a Badia Polesine e non a Reggio la notte fra il 30 ed il 31 marzo scorso. Lo dichiarano tre testimoni. Inoltre i filmati delle telecamere forniscono un parziale riscontro. Per questo motivo il giudice per le indagini preliminari, Giovanni Ghini, lo ha fatto scarcerare. Revocata la misura di custodia cautelare in carcere sia per lui che per suo figlio Rocky. Sono rimasti dietro le sbarre per tre mesi e mezzo, accusati di aver stuprato una nomade di 21 anni dopo averla sequestrata dalla roulotte dove soggiornava con parte della propria famiglia non lontano dall’aeroporto di Campovolo.

Il castello accusatorio nei confronti dei due gitani residenti in provincia di Rovigo sta franando. Lo ha messo nero su bianco il giudice Ghini: «La prognosi di condanna è compromessa». Seppur ancora indagati per stupro, lesioni, sequestro di persona e rapina, alla luce di queste testimonianze la situazione è radicalmente cambiata. Jonathan Saron, Mirta Bonaguro e Fabio Zanni localizzano Alessandro Ahmetovic nel bar del quale sarebbe «assiduo frequentatore» a Badia proprio nelle ore in cui avrebbe dovuto essere a Reggio. Secondo il Gip non è possibile una confusione di date. Saron collega il giorno al proprio compleanno. Mirta Bonaguro, la barista, oltre a dichiarare che il più vecchio degli Ahmetovic era lì, dice che gli sembra di riconoscerlo anche dai filmati delle telecamere «in base all’espressione degli occhi». Quella sera aveva addirittura mandato un messaggio a Zanni «lamentandosi dell’arrivo dei poco graditi avventori, gli zingari». I tre dichiarano di averlo visto di persona quella sera e di conoscerlo.

Quindi per il Gip «delle due l’una» o i tre «mentono in coro» oppure «Alessandro Ahmetovic non può essere colpevole, e il crollo dell’ipotesi dell’accusa nel segmento che lo riguarda, travolge anche il segmento che riguarda Rocky Ahmetovic». Inoltre, aggiunge Ghini, queste testimonianze tolgono ogni credibilità alla testimonianza della presunta vittima e dei suoi familiari. I tre testimoni secondo il Gip «sono le prime voci veramente neutrali che si sentono in questa vicenda». In più c’è il filmato esaminato dalla polizia scientifica. I referti medici di Reggio sulle condizioni della ragazza da subito hanno accreditato l’ipotesi che abbia subito violenze, anche sessuali. Ma il colpevole potrebbe essere qualcun altro. A gettare un’ombra su tutta la vicenda c’è un episodio del 2015. Quell’anno Alessandro Ahmetovic e il padre della presunta vittima dello stupro hanno realizzato assieme un furto. Ma al momento della spartizione del malloppo c’è stato un grosso litigio. Gli strascichi di quel giorno continuano.