Rovigo, 12 luglio 2017 - Ad ogni celebrazione della morte di Matteotti, il 10 giugno a Fratta, prima dei dibattiti c’era la visita al cimitero, fin alla tomba. E sulla porta c’era sempre lui: Valentino Maldi, il fiero custode della memoria. Oggi, alle 9, nella chiesa di Roverdicrè verrà celebrato il suo funerale. Maldi era noto per la sua intaccabile fede socialista e per essere stato a lungo il custode della tomba di famiglia dei Matteotti a Fratta, dove è sepolto anche Giacomo Matteotti, celeberrimo parlamentare polesano.

Uno dei simboli della libertà, del socialismo italiano, del coraggio nel sostegno delle proprie idee anche a rischio della vita. Matteotti è morto per mano fascista il 10 giugno del 1924. A Rovigo gli è stata dedicata una piazza. «Uccidete pure me ma l’idea che è in me non la ucciderete mai». Questa la frase più celebre del parlamentare socialista polesano.

Di questo spirito Maldi era autenticamente innamorato. È morto a 75 anni: di professione, per tutta la vita, ha fatto l’imbianchino. Nato a Roverdicré, all’inizio della sua attività lavorativa ha fatto l’apprendista per una ditta del posto. Poi si è messo in proprio. Fino a quando ha trovato posto nell’Ulss18, come manutentore. Imbiancava e faceva i lavoretti all’ospedale, ogni volta che c’era bisogno.

Il Partito Socialista ha scritto una nota ufficiale: «È venuto a mancare il fedele ‘custode’ della casa e della tomba di Giacomo Matteotti e di tutta la famiglia. L’incarico gli fu ufficializzato molti anni fa dai figli Matteo e Giancarlo e lui lo svolse con amore e rigore fino a quando una malattia si impossessò del suo corpo. Fino ad allora il prezioso marmo nero del sacrario, offerto dai minatori belgi, fu curato con la passione di chi ne aveva sposato l’ideale lasciato in eredità dal grande martire. La malattia, però, arrivò ad impadronirsi di lui al punto di indebolirne l’attività fisica. Con Maldi se ne va un’altra pagina della storia socialista polesana, quella storia che non ha solo protagonisti nazionali, ma anche nobili figure locali che hanno saputo contribuire alla costruzione di un percorso politico che rappresenta ancor oggi un’eredità impegnativa e dal grande significato civile e sociale».

Lo ricorda anche il cugino Placido, che è stato consigliere comunale: «I rapporti tra noi sono sempre stati ottimi anche politicamente. Era un uomo buono», dice. Commosso anche l’ex assessore Giancarlo Moschin: «Ci siamo conosciuti nel periodo della unificazione. Io ero nei giovani, lui lavorava già. È sempre stata una persona attaccata all’idea socialista».