I 125 anni
del Carlino
Protagonisti
anche al cinema
Il film del noto regista Carlo Mazzacurati 'La giusta distanza', ambientato in Polesine, racconta il lavoro di un aspirante cronista
Rovigo, 22 ottobre 2010 - QUALE la giusta distanza che un giornalista deve tenere tra sé e i fatti e gli avvenimenti che si trova a raccontare? Il regista padovano Carlo Mazzacurati ce la suggerisce in un fim di tre anni fa che ha proprio quel titolo e che si rivolge addirittura al Resto del Carlino di Rovigo.
Il film , infatti, ripercorre una vicenda d’amore e di morte sullo sfondo dei favolosi paesaggi ormai prossimi al delta del Po attraverso la voce e gli occhi di un giovanissimo aspirante cronista del «Carlino», che si trova, casualmente, invischiato come testimone interessato nel tormentato rapporto sentimentale che lega una bella maestrina supplente giunta in quei luoghi e un meccanico tunisino di motociclette che in quell’ambiente rurale si è integrato.
Il giornalista in erba, che documenta attraverso provocatori articoli “populisti” e locali le sporadiche trasformazioni in atto nella Provincia, è poco meno che coetaneo della ragazza e ne è attratto, tanto da cercare, di stabilire a sua volta un rapporto con lei, contentandosi, però, di spiare la sua posta elettronica. Ci vorrà un delitto a far scattare quella molla che, alla cronaca dei fatti e alla ordinaria realtà di un paesino sperduto fra i pioppi e l’argine del fiume, dà un aspetto diverso e inquietante alle cose di ogni giorno.
All’aspirante giornalista, che si dibatte tra la dolorosa presa d’atto del reale e la necessità di raccontarlo, un cronista scaltrito e un po’ cinico, sempre del «Resto del Carlino», darà una indicazione professionalmente ineccepibile: “la giusta distanza è quella che un giornalista dovrebbe essere in grado di interporre tra sé e gli avvenimenti di cui si trova a riferire: non tanto lontano da suggerire indifferenza, ma neppure così vicino da lasciarsi coinvolgere”.
E il regista Mazzacurati, di rincalzo, spiega: «mi interessava raccontare un giornalismo di provincia, diverso da quello nazionale dove purtroppo il rapporto con i luoghi si é un po’ perso. Invece nelle piccole realtà si é costretti ancora a setacciare il fatto, il piccolo accadimento in modo completo e organico».
Certo, ma «la giusta distanza» è proprio quella predicata dal caporedattore? Secondo Fabrizio Bentivoglio, che gli dà voce e corpo, “la giusta distanza che il mio personaggio cita è un consiglio teorico, dunque sbagliato. L’unico modo di raccontare le cose è entrarci dentro, anima e corpo”. Sarà, infatti, proprio l’ostinazione del giovanissimo cronista, che qualche tempo dopo riesuma il caso che era già stato archiviato con una comoda colpevolezza, a riportare a galla la verità e a indicare il vero assassino. La giusta distanza dai fatti e dai sentimenti funziona solo se viene travalicata e abbandonata, quando è il caso.
«Volevo mettere a fuoco il personaggio di un ragazzo che lavora per un quotidiano in provincia, ha spiegato Mazzacurati, ho fatto una quarantina di interviste da Rovigo a Trieste, per capire meglio questo mondo». Ma perché il Resto Carlino? «Uno dei miei due bisnonni viveva a San Venanzio di Galliera, fra Bologna e Ferrara. Per me, il Carlino rappresenta da sempre, quel giornale tradizionale che era ed è presenza costante nel salotto di casa».
di SERGIO GARBATO











