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«Il passaggio tra Ottocento e Novecento visto attraverso la luce»

La mostra

La curatrice Francesca Cagianelli, in anteprima, spiega la mostra sul Divisionismo al Roverella

 

di Sergio Garbato

L'allestimento della mostra (Donzelli)
L'allestimento della mostra (Donzelli)

Rovigo, 18 febbraio 2012 - UNA CINQUANTINA di artisti e centocinque opere articolate in dieci sezioni per raccontare il Divisionismo a palazzo Roverella, secondo un taglio critico che ne allarga gli orizzonti non soltanto cronologici, ma anche geografici. È questa, sostanzialmente, l’operazione di Francesca Cagianelli e Dario Matteoni, curatori della mostra che per cinque mesi (dal 25 febbraio al 24 giugno) offrirà a un pubblico che già si prevede numeroso fasti e segreti del Divisionismo, inteso come un ponte che dalla tradizione porta alla modernità.

«Non è un caso, dice Francesca Cagianelli mentre la mostra è ancora un operosissimo cantiere, che il sottotitolo sia: la luce del moderno. E cioè, il divisionismo offre all’evoluzione della pittura la luce, alleando tecnica e interesse scientifico. Il passaggio dall’Ottocento al Novecento avviene anche e soprattutto attraverso la luce».

Il tutto scavalcando i termini e i nomi indicati dalla storiografia tradizionale. E dunque, continua Francesca Cagianelli, «si parte dall’ultimo decennio dell’Ottocento, ma, intersecando i grandi fenomeni storici e artistici, si arriva fino agli anni Venti del secolo successivo, quando ormai si è affermato il Futurismo. Il nostro percorso coinvolge due generazioni di artisti e soprattutto riconnette all’esperienza divisionistanon solamente Milano e la Lombardia, ma anche la Toscana e la Liguria e addirittura l’Emilia».
Che l’esposizione sia importante già prima di aprire i battenti, lo testimonia la presenza di molti accompagnatori delle opere prestate, per lo più direttori di musei, che saranno presenti all’inaugurazione. Le dieci sezioni della mostra sono già di per sé una incursione nel cuore di trent’anni di pittura italiana.

«Si va, spiega Francesca Cagianelli insieme con Dario Matteoni che continua ad andare e venire da una salla all’altra tra operai e assistenti, da Vittore Grubicy con paesaggi raffinati di piccole dimensioni giocati su una disposizione ciclica ai paesaggi archetipi che propongono l’innovazione tecnica con Segantini e Carlo Fornara. Ci sono poi la declinazione della luce secondo l’ora e le stagioni e gli studi marini con Previati, Llewelyn Lloyd, Antonio Discovolo e ancora il divisionismo idelogico con i suoi miti e simbologie con Plinio Nomellini e Pelizza da Volpedo e Previati e Bonzagni. Un tema importante è quello che coinvolge la pittura ideista, che sfocia nell’esasperazione della luce fino all’ultima vibrazione e si conclude con le secessioni e il futurismo».

Ci sono infine i problemi di allestimento. A cominciare dalle luci, che, conclude Francesca Cagianelli, «prevedono illuminazioni diverse secondo le sale, dalle penombre per Grubicy al fulgore per Cominetti e Baracchini Caputi e una maggiore discrezione per Previati e Longoni, una splendida maternità di Emilio Longoni. Il fondo è verde scuro, colore difficile ma che può funzionare a dovere. Teniamo presente che, oltre a quelle citate, ci saranno opere straordinarie raramente esposte, come il lampo di Russolo, la vendemmia di Loyd, l’uscita da teatro di Carrà».

Alla esposizione di palazzo Roverella si sposerà quella più piccola, ma raffinatissima, di villa Badoer, dove saranno presentate le ceramiche di Galileo Chini. L’inaugurazione, in questo caso, avrà luogo nella mattinata di sabato 24 febbraio.
Ad accomunare tutti questi artisti, attratti per altri versi dalle tematiche sociali e naturaliste, ma anche dalle allegorie e dalle atmosfere, fu l’interesse per gli sviluppi degli studi sulla rifrazione della luce e sui meccanismi della visione, così come la teoria del complementarismo ottico. Insomma, si trattava di arrivare al massimo della luminosità accostando tratti infimi di materia colorata, filamenti e puntini, che l’occhio avrebbe finito per ricomporre.
La mostra, promossa come sempre dalla Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, sarà inaugurata alle 17.45 di venerdì’ 24 febbraio al Teatro Sociale, con la partecipazione del noto critico e storico dell’arte Philippe Daverio. 
 

di Sergio Garbato

 

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