Rovigo, 13 marzo 2017 - Un’impresa italiana su 5 è guidata da una donna. Si parla di 1 milione e 321mila aziende, che danno impiego a circa 3 milioni di persone. Eppure, guardando da vicino il mondo del lavoro, essere un’imprenditrice è ancora molto più difficile che essere un imprenditore. Ad accendere i riflettori sulla questione Cna Impresa Donna che, ieri, all’hotel Regina Margherita di Rovigo, ha organizzato un incontro dedicato al sistema di welfare per le imprenditrici.

Presenti Adelina Bianchini, direttore del patronato Epasa/Itaco, Maria Fermanelli, vice presidente Cna nazionale, e l’onorevole Simonetta Rubinato. Ad intervenire anche la presidente della commissione pari opportunità della Provincia Raffaela Salmaso e la presidente regionale Cna Impresa Donna Cinzia Fabris, oltre a Simonetta Pregnolato, attuale presidente provinciale di Cna Impresa Donna. Punto centrale del dibattito il ruolo sempre maggiore che le imprese in rosa hanno nell’economia italiana. Occhio di riguardo alla spinosa difficoltà di conciliare l’attività lavorativa e la vita personale, con particolare riferimento all’impatto che gli impegni possono avere sulla famiglia e sulla maternità.

Tutte tematiche che da tempo sono al centro di confronti ed analisi, ma che ancora oggi faticano ad avere una risposta efficace. Eppure, nonostante i mille ostacoli, guardando i dati non può che scorgersi un mondo imprenditoriale femminile molto vivo. Quasi 14 imprese su 100 sono guidate da donne con meno di 35 anni, con un altro tasso di istruzione e grandi competenze nelle nuove tecnologie, in grado quindi di entrare in maniera significativa nel modo dell’innovazione e della net-economy. Potenzialità che tuttavia il nostro sistema economico fatica a valorizzare, con la conseguenza di generare una pesante mortalità per quanto riguarda le imprese femminili, specialmente in concomitanza dei periodi più pesanti, gravosi e costosi, legati alla cura dei figli o delle persone anziane a carico.