Rovigo, 8 ottobre 2017 - Paolo Avezzù, 65 anni, e il ritorno in Forza Italia. L’ultima giravolta del presidente del consiglio comunale che nel suo percorso politico è stato fedele nei secoli soltanto a «Comunione e Liberazione». Non ad un partito, non ad una lista ma all’aggregazione cattolica di cui Roberto Formigoni, ex presidente della Lombardia, è un esponente di spicco e suo grande amico.

Avezzù da adolescente muove però i primi passi come simpatizzante del Fronte della gioventù, i giovani del Movimento sociale. Quando inizia a fare sul serio però si iscrive alla «Democrazia Cristiana», corrente «dorotea», sponda Giulio Veronese, riferimento del mondo agricolo locale e rivale di Antonio Bisaglia.

Nel 1985 Avezzù è eletto in consiglio comunale con la Dc. Si muove già con disinvoltura tra le correnti sintonizzato sulle frequenze «cielline» che da lontano consigliano il da farsi ad Angelo Capuzzo. In quegli anni Avezzù fonda la corrente polesana di Giulio Andreotti. E grazie all’appoggio di Alberto Brigo in Comune farà anche l’assessore. Quando Tangentopoli distrugge la prima Repubblica a pagare sono Dc e Psi.

Dalla diaspora democristiana nascono diversi simboli. Nel 1998 infatti Paolo Avezzù si candida la prima volta sindaco con il Ccd. Vince Fabio Baratella. Avezzù ottiene l’11,5 per cento. Nel frattempo passa in Forza Italia e nel 2001 ce la fa: è sindaco ma nel 2006 non viene confermato, al ballottaggio vince Fausto Merchiori. Dai banchi dell’opposizione il «ciellino» aderisce al Pdl, fusione di Forza Italia ed An.

Siamo nel 2009. Nel 2011 prova fino all’ultimo a correre da sindaco ma alla fine Isi Coppola (capo locale del Pdl) gli preferisce Bruno Piva. Quella volta Avezzù nel Pdl ottiene 514 preferenze, secondo solo ad Andrea Bimbatti (518). Tre anni dopo decide di «staccare la spina» a Piva dimettendosi assieme all’opposizione. Un anno prima aveva lasciato anche Berlusconi per aderire al «Nuovo centrodestra».

Memorabile la sua foto dietro lo striscione: «Io sto con Alfano», che dal 2013 è al governo con il Partito Democratico, prima con Renzi, poi con Gentiloni. E quando Matteo Renzi, nel suo tour italiano passa a Rovigo per uno show al teatro Duomo, Avezzù è in platea.

Nel frattempo Ncd diventa Area Popolare prima e Alternativa Popolare poi. Nel 2015 Avezzù è ancora candidato sindaco sostenuto da «Lista Tosi», e tre civiche. Massacra verbalmente Massimo Bergamin, candidato di Lega Nord e Forza Italia. In tasca ha l’accordo con il Pd per ballottaggio. Ma dopo il primo turno cambia idea e si allea con lo stesso Bergamin, che vince.

Avezzù in aula è del gruppo «Area Popolare». Ma dopo un po’ l’amico Renato Borgato esce e fonda il «gruppo misto» con Benito Borella e Andrea Denti che lasciano «Obiettivo Rovigo» dove rimane soltanto Luca Paron.

Avezzù prende per mano Carmelo Sergi e va a fare compagnia a Paron, svuotando «Area Popolare». Venerdì l’ultimo capitolo. I tre ora hanno due identità. Di «Obiettivo Rovigo» a Palazzo Nodari. Di Forza Italia fuori.