Rovigo, 8 settembre 2017 - La giunta Bergamin potrebbe affogare nelle ex vasche, ormai coperte, dell’ex piscina Baldetti. E’ questa la realtà che purtroppo si prospetta per il Comune di Rovigo, soffocato da un maxi debito, quello legato al vecchio ‘lodo’ Baldetti, che ormai sfiora i 10 milioni di euro.

Soldi che, conferma lo stesso assessore al bilancio Susanna Garbo, il Comune deve pagare, non essendoci più scappatoie all’orizzonte. L’enorme debito potrebbe portare al crack del Comune, con l’arrivo di un commissario con il compito di redarre un piano di estinzione dei debiti. Spazzata via la giunta Bergamin, al commissario spetterebbe dunque il compito di fare i conti in tasca alle Comune, mettendo anche in vendita gli immobili di proprietà di palazzo Nodari. Un’ipotesi disastrosa che porterebbe al congelamento dello sviluppo della città, dalle opere pubbliche a progetti di riqualificazione della città.  «L’unica soluzione - spiega Garbo - è accordarsi per un piano di rateizzazione del debito. Una trattativa non facile che attualmente è nella mani dell’ufficio legale del Comune».

Parte dei dieci milioni di euro sarebbero già disponibili, ma non sono abbastanza. Circa 3 milioni e mezzo sono stati infatti accantonati come fondi vincolati (soldi che servivano per sistemare strade e marciapiedi della città), un altro milione e 127 mila euro fanno parte invece dell’avanzo libero del 2016 che doveva essere in parte utilizzato per le undici scuole materne paritarie aderenti alla Fism che svolgono un servizio essenziale per le famiglie e in parte per l’Accademia dei Concordi ed il Cur. Circa 1 milione e 400 mila euro è la cifra invece già accantonata per pagare parte della questione del lodo.

All’appello, a conti fatti, mancano però circa 4 milioni di euro, soldi che se la controparte non deciderà di accettare un piano di pagamenti dilazionato nel tempo, dovranno essere comunque in qualche modo pagati. Il Comune di Rovigo verrebbe dunque posto sotto la direzione di un commissario, pronto a vendere i gioielli di famiglia.

Una vera spada di Damocle per il sindaco Massimo Bergamin che non nasconde la sua preoccupazione di fronte alla vicenda che potrebbe portare al commissariamento del Comune e alla conclusione del suo mandato.

La spinosa vicenda ebbe inizio nel 2005 con la giunta Avezzù: il consiglio comunale deliberò un project financing per la costruzione del nuovo polo natatorio. Apparentemente, l’unico onere avrebbe dovuto essere quello di cedere un’area di proprietà del Comune. A causa del ritardo con cui l’area è stata ceduta dalle amministrazioni successive, si è radicato un contenzioso con Veneto Nuoto che ha comportato una condanna del Comune al pagamento di 1,4 milioni di euro. Sulla scorta della convenzione relativa al project e un relativo atto della giunta dell’epoca, il Comune si è surrogato tutte le obbligazioni attive e passive di Veneto Nuoto nei confronti del finanziatore Unipol. Sulla scorta di questa clausola, il Comune è stato chiamato a rifondere 8 milioni di euro.

Tra le strategie ipotizzate dall’attuale giunta, quella di coinvolgere Asm spa (partecipata al 100% dal Comune di Rovigo) nel rilevare le quote sociali della Guerrato spa in Veneto Nuoto, società capofila dell’Ati (costituita con Reale Mario, Cles, in liquidazione, e un consorzio di cooperative) che insieme a Padova Nuoto sono i sottoscrittori del project, per poter così esercitare peso maggiore, da soci, nei confronti di Unipol e ottenere una dilazione consistente della somma.