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Pesci sterminati con gli elettrodi Le torture dei predoni del Po

A Polesella l’ultima segnalazione

Gli ungheresi pescano di frodo. L’assessore Raito: "Bisogna fermare subito certi pescatori"

Sequestro pesci siluro (Donzelli)
Sequestro pesci siluro (Donzelli)

Rovigo, 26 luglio 2012 - «STAVO correndo, come spesso faccio, sull’argine del Po tra Polesella e Garofolo e mi sono imbattuto in due camion con targa ungherese, li ho fotografati perché ero sorpreso». È l’assessore provinciale allo sport, Leonardo Raito, che abita proprio a Polesella, ad aver inserito sulla bacheca del suo profilo Facebook la foto dei presunti pescatori di frodo ungheresi che pescano con gli elettrostrorditori.

«Ho collegato subito quello che ho visto ai ripetuti racconti che mi hanno fatto gli amici amanti della pesca — continua — i quali è da molto tempo ormai che dicono di assistere ad un autentico saccheggio, non solo del Po, ma anche del Canalbianco. Pescatori di frodo dell’est europeo che utilizzano metodo credo assolutamente illegali come gli elettrostorditori e fanno razzia del pesce dei nostri fiumi. Poi pare congelino il pesce direttamente sul posto e lo esportano sul mercato straniero, pare sia un business molto fiorente al quale dobbiamo opporci». Raito si ripromette di approfondire la questione con la polizia provinciale e con la guardia forestale.

A INTERVENIRE sul tema c’è anche il presidente provinciale del Wwf, Eddi Boschetti, che parla così del fenomeno: «È diffuso e preoccupante, l’utilizzo degli elettrostorditori è consentito soltanto in casi limite quando c’è da deviare il corso di un canale, sicuramente per la pesca professionale è illegale, almeno qui da noi». E aggiunge: «Chi sta lavorando bene sono le giacche verdi, ma c’è ancora molto da fare, purtroppo il fenomeno ha dimensioni quasi incontrollabili».

I METODI di pesca illegali sistematicamente applicati di notte per evitare sguardi inopportuni, sono diversi. Uno di questi è l’impiccagione. Un cordino di nylon viene prima fissato attorno ad una pianta in riva al fiume (arrotolato all’estremità del ramo che più si sporge verso il Po) e poi tirato ed immerso sott’acqua di circa 50 centimetri tramite un peso di piombo. Al termine del cordino c’è un amo con l’esca (pesce vivo) e di notte il siluro - che d’abitudine va in pastura vicino alle piante delle rive - mangia l’esca e rimane impiccato, anche per giorni.

Poi c’è il palamitro killer. Un altro sistema fuorilegge. Un trave di corda - lungo anche fino a 70 metri - viene collocato sott’acqua: parte dalla riva, legato ad una pianta o zavorrato sott’acqua vicino alla sponda, e s’inoltra nel Po. Lungo il trave portante si trovano fino a 30 ami innescati con pesce vivo. Per tenere la struttura leggermente alzata dal fondo vengono inseriti lungo il trave delle bottiglie di plastica vuote. E infine l’elettrostorditore: l’uso della corrente per sterminare i pesci. Solitamente si nota una barca che scende con la velocità della corrente fluviale e poi, all’improvviso, accende il motore che, dentro lo scafo, alimenta tramite un cavo due-tre batterie da macchina.

Un trasformatore converte l’elettricità da 12 volt in 220 volt e da quel trasformatore parte un ulteriore cavo che viene immerso nell’acqua ed all’estremità presenta uno stelo di rame (materiale notoriamente conduttore) che scarica la corrente prodotta. I pesci nei pressi vengono tutti fulminati e salgono a galla. Una pesca illecita, conosciuta come «elettrostorditore» per l’uso senza scrupoli della corrente elettrica per fare stragi e non solo di siluri.
t. m.

 

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