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Nebbie, pioppi, golene e sogni mille volti del grande fiume

Una mostra a Calto

Rievocare l’alluvione con l’aiuto dell’arte

 

di Sergio Garbato

Gli autori della mostra
Gli autori della mostra

Rovigo, 1 dicembre 2011 - FRA LE INIZIATIVE per celebrare i giorni ormai lontani dell’alluvione, dieci anni fa, c’era stata anche una indimenticata mostra al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo all’ombra di quella che era stata definita arte padana, stabilendo, così, un collegamento tra opere e autori che, in vario modo e sovente con risultati eccelsi, avevano focalizzato la loro ispirazione sul Po.

Oggi, con il nuovo decennale dell’alluvione, in tempi di penuria di risorse, è stato giocoforza guardarsi intorno, restando entro i confini del Polesine e cercando però un filo rosso capace di mettere insieme trenta artisti diversi per vocazione e modi espressivi. È nata per rispondere a queste esigenze una interessante esposizione, anche questa ispirata al fiume, allestita a poche centinaia di metri dagli argini possenti del Po, a Calto, il centro più piccolo del Polesine, nell’edificio che già era stato sede delle scuole e adibito, ora, a diverse funzioni. A collegare fra loro molti degli artisti (non tutti) è il glorioso istituto d’arte di Castelmassa che si è trasformato in liceo artistico richiamandosi, nel nome, a Bruno Munari. Artisti che in questa scuola hanno studiato e si sono formati e altri che vi hanno insegnato e in taluni casi vi insegnano ancora.

Diverse generazioni, con una doppia matrice comune: la scuola e il fiume. E proprio in questa duplice direzione la mostra prende quota e diventa importante. Il tutto, naturalmente, a prescindere dalla qualità delle opere esposte, che talora è altissima e talaltra poco interessante. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di paesaggi, con filari di pioppi e golene, case e barche, tramonti e uccelli in volo. Ma in certi casi, c’è qualcosa in più. Ecco Miriam Tinazzo che gioca con una luce azzurrina e tronchi sottili e preziosi che riscattano la decorazione, oppure Francesco Sprocatti che in una intensa fotografia immergendo nell’acqua una piccola rete e ancora Daniela Vallini che al fiume si richiama con la foto di una triplice scultura in argilla.

 C’è chi il paesaggio lo trascende in una visione misteriosa e simbolica e allora abbiamo il delta di Venere in vetro fuso e sabbiato di Claudio Scaranari, i pioppi incisi a fiamma nella lamiera con un rosso sole che gira intorno a se stesso di Miranda Vallini, il libro del fiume tutto impostato su una sintassi autobiografica di Diana Isa Vallini e un materico tramonto di Gianfranco Andreoli, mentre Enrico Fioravanti ci ha raccontato in un fotomontaggio su plexigas l’incontro gioioso tra Eridano e il dio del sole.

Alcune opere si riallacciano all’alluvione, come un rapinoso e denso acrilico di Antonio Ghirotto, la drammatica barca carica di sfollati di Maurizio Barozzi, l’uomo con i matterassi in spalla che in una luce livida che si arrossa nel tramonto lontano guarda con speranza oltre la distesa d’acqua di Carlo Bolognini.
La mostra, che resterà aperta fino al prossimo 8 dicembre e che è stata promossa dal Comune e dalla biblioteca di Calto in collaborazione con il liceo B. Munari e con il patrocinio della Provincia, riesce dunque a essere più cose: un omaggio al Po e al Polesine, una memoria dell’alluvione, una allusione a una scuola importante, un incontro di artisti, un invito al visitatore a ripensare il suo territorio.
 

Sergio Garbato

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