Appuntamento alle 21 con la stagione di prosa
di Sergio Garbato
Rovigo, 21 febbraio 2012 - Da non perdere, questa sera alle 21, sul palcoscenico del Teatro Sociale di Rovigo, la nuovissima edizione di «Cyrano de Bergerac», la «commedia eroica» alla quale il fragile ed eccitabile Edmond Rostand ha affidato la sua sopravvivenza di drammaturgo. Nella triplice veste di produttore (con Tommaso Mattei che ne ha curato traduzione e adattamento del testo), regista e protagonista Alessandro Preziosi, che molto ha puntato su un alleggerimento e uno svecchiamento di questa commedia celeberrima su cui si è posata troppa polvere. Era stato l’attore Benoit Constant Coquelin detto l’ainé ad aprire la mente e il cuore dello scrittore poco meno che trentenne su quel poeta bizzarro e cesellatore, polemista imbattibile, filosofo innovatore, scrittore di fantascienza e spadaccino che era vissuto fragorosamente nella prima metà del Seicento.
E quasi per paradosso la celebrità postuma di Cyrano de Bergerac non è frutto dei versi e dei libri, delle burle e dei viaggi sulla luna, ma di quel suo formidabile naso, che, nella commedia di Rostand, troneggia dall’inizio alla fine, patetico e offensivo, intellettuale e schermidore, curioso e schizzinoso. Andata in scena il 28 dicembre 1897 al Théâtre de la Porte Saint-Martin di Parigi, la commedia riportò un successo che sopravvisse al delicato e permaloso Edmond Rostand che, come tanti e in pochi giorni, venne stroncato nel 1918 dall’epidemia di febbre «spagnola».
La vicenda è nota ed è l’eterna storia dei «male amati»: Cyrano ama Rossana, che a sua volta ama Cristiano, che però non è in grado di apprezzare l’affetto sublime della fanciulla. Intorno a questo scombinato triangolo, Rostand intesse genialmente tutta una trama di piccoli eventi che servono soprattutto a delineare il carattere del protagonista e l’aticipità della sua presenza sulla scena del mondo e del teatro. Il tutto in calibratissimi versi in rima baciata che diventano brividi cromatici sulle cose e sulle parole, con il passato che ritorna come «il tempo delle more amarognole» e con la luna «opalina», che nei recessi della notte trasforma i personaggi in un nero mantello. E ogni volta che Cyrano torna in scena si ripete il miracolo e la follia di un teatro che scommette sulla parola tutta la sua lunga storia.
La nuova versione scenica curata da Alessandro Preziosi, come si diceva, alleggerisce il testo e anche il protagonista della commedia, operando subito un ridimensionamento del naso, che viene riportato alla normalità, per puntare piuttosto a una ben calcolata miscela di ironia e sentimento, impudenza e patetismo. In scena, accanto a Preziosi, Valentina Cenni, Benjamin Stender, Massimo Zordan. Le scene sono di Andrea Taddei e i costumi di Alessandro Lai.