Rovigo, 29 settembre 2017 - Vincono sempre i più furbi, non c’è niente da fare. Gran brutto gesto della Liventina. Il direttore sportivo Sergio Pinzin ha segnalato (dopo la gara del girone C di serie D persa contro il Delta) che Fissore, regolarmente in campo, doveva scontare una giornata di squalifica. 

Fissore squalificato? A Motta di Livenza lo sapevano dall’inizio del campionato, come ha ammesso il ds: «Ero a conoscenza della posizione di squalifica di Fissore dalla prima di campionato, ma ho visto che nessuno faceva ricorso e così quando è toccato a noi abbiamo preparato i documenti necessari, entro le 24 ore dal termine della partita».  Fissore era stato ammonito l’anno scorso all’ultima giornata di campionato quando giocava con la Pistoiese. Era in diffida, doveva quindi scontare un turno di stop come stabilito dal giudice sportivo. 

Ma questa cosa era sfuggita non solo al Delta, ma anche al Belluno, all’Abano e al Legnago. Ovvero le squadre affrontate dal Delta nelle prime tre giornate di campionato e nelle quali Fissore era stato regolarmente schierato in campo dal tecnico Cavallari. A parte la prima, i biancazzurri avevano vinto le altre tre partite. Con 9 punti in classifica e la squadra a un passo dalla vetta, in bassoPolesine si cominciava già a pensare volare alto. Ma Pinzin, uno che gode delle disgrazie altrui, ha riportato tutti con i piedi per terra. Lui sapeva della squalifica di Fissore dalla prima di campionato. 

Se le cose fossero andate diversamente, il ds trevigiano avrebbe potuto non dire niente e vincere. Invece la Liventina ha perso 1-0 e ha presentato il ricorso che aveva in tasca da oltre un mese. Il risultato della partita non è stato omologato, Fissore domenica non giocherà e guarderà i compagni dalla tribuna contro il Tamai. Il Delta rischia la partita persa a tavolino. Una brutta storia nella quale a perdere sono però tutti. Il Delta si dimostra poco accorto e preparato nella gestione della rosa. Fissore, a 37 anni, si dimentica di essere squalicato, mentre Pinzin non ci fa proprio la figura del signore. Lui da quattro giornate sapeva che Fissore doveva stare fermo un turno, ma è stato zitto, vedendo che nessuno presentava ricorso. Ci ha pensato lui. Un furbastro ma non un gran esempio per i giovani. Un gesto il suo, contrario al fair play o al respect che viene tanto sbandierato in Champions league.

Ma cosa insegna il signor Pinzin ai suoi giocatori? A buttarsi a terra in area appena vengono sfiorati? Dove sta la lealtà? Non rischia l’omessa denuncia? Fosse stato più elegante, avrebbe segnalato al Delta l’anomalia prima della gara e si sarebbe ritagliato uno spazio sui giornali e sulle tv per la sua grande sportività. Invece no, nell’Italietta dei furbetti e dei furbastri è rimasto in silenzio, muto come un pesce, per tre punti «sporchi», non conquistati sul campo. Pensavamo che certi comportamenti fossero solo dei professionisti. Invece il pallone, anche nei dilettanti è ostaggio di corsi e ricorsi.

Il nostro calcio è malato di doping legale. Non è escluso che Abano e Legnago facciano infatti ricorso. Uno stile, quello di Pinzin, che finisce subito nel sacchetto della spazzatura della nuova stagione calcistica. «Facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi», diceva Tiziano Terzani. 

Ultima cosa. Al giudice sportivo darei un suggerimento. Farei sì scontare a Fissore un turno e darei anche la sconfitta a tavolino al Delta, ma alla prima giornata... quella persa contro il Belluno. Alla faccia di Pinzin.