Cosa accade a Times Square, nella 42° strada di New York, alle ore 17,51 del 14 agosto 1945? Accade che un marinaio e un’infermiera si scambiano il bacio più famoso della modernità. La Seconda Guerra Mondiale è finita. Times Square è in festa per la vittoria dell’America sul Giappone. I due protagonisti sono fotografati da Alfred Eisenstaedt e quell’immagine fa il giro del mondo e continua a rappresentare, a oltre settanta anni di distanza, la descrizione dell’euforia del tempo. 

Uso questa metafora per spiegare quanto descrivono le “Indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione” (settembre 2012). E cioè che “...le relazioni fra il microcosmo personale e il macrocosmo dell’umanità... devono essere intese in un duplice senso. Da un lato tutto ciò che accade nel mondo influenza la vita di ogni persona; dall’altro, ogni persona tiene nelle sue stesse mani una responsabilità unica e singolare nei confronti del futuro dell’umanità...”. 

Nel nostro caso ciò che accade nel mondo, la ne della Guerra Mondiale, ha determinato il bacio fra il marinaio e l’infermiera. A loro volta i nostri due protagonisti hanno indicato all’umanità la strada da percorrere, dopo anni di distruzione e tragedie: una strada di pacificazione.

Oggi qual è il senso dello studio della storia? Il nostro è un tempo in cui stragi e tragedie generano timore e tremore. Un tempo in cui taluni vogliono cancellare proprio la storia dell’umanità e le sue tracce, con la distruzione simbolica di monumenti millenari. Quale il nesso fra l’attualità e la vicenda storica dell’umanità? Comprendere il presente non è possibile se non a partire da ciò che siamo. E ciò che siamo è impastato dalla storia di cui siamo eredi. 

Prendiamo atto che “il fatto storico non è dato, bensì costruito. Gli alunni vanno sensibilizzati alla fabbricazione della storia” (Le Goff). L’evoluzione umana è espressa dalla capacità degli uomini di “fare” storia. Nella storia dell’umanità non esiste un percorso “naturale”, cioè solo spontaneamente definitosi. Al contrario, la storia è determinata da azioni e reazioni, mezzi e scopi, interpretazioni e narrazioni. Già in queste poche piste di lavoro si intravvedono molte possibili differenze storiografiche. Pure la storia personale di ciascuno di noi è una costruzione, solo in parte frutto di azioni intenzionali. Il costruttivismo, in questo senso, non esiste. Gli alunni seduti sui banchi delle nostre scuole sono esito del loro essere nativo, così come di contesti familiari, sociali, economici, culturali, territoriali. Contesti che preesistono ai ragazzi che abbiamo di fronte a scuola e tanto li condizionano nel presente e ancor più rispetto alle attese per il futuro. 

D’accordo, lo si ripete da decenni, l’insegnamento della storia non è (solo) narrazione di avvenimenti secondo scansioni temporali. Non è (solo) ripetizione degli stessi argomenti nei due cicli di istruzione. Deve raccordarsi alle competenze trasversali per la cittadinanza. Deve valorizzare pluralità di approcci e strumenti. È (anche) multiscalare (storia mondiale, europea, italiana, locale, ...). È, soprattutto, narrazione olistica di molteplici discipline. 

Tutto vero, eppure? Eppure, realizziamo oggi a scuola l’incontro della storia con il reale? Facciamo incontrare a scuola la storia con il bacio fra il marinaio e l’infermiera?
Di seguito si trova una selezione di prime pagine de “il Resto del Carlino”, dal 1885 in avanti, a costituire l’architettura di una proposta didattica. Una traccia per l’elaborazione critica dei principali accadimenti degli ultimi due secoli. Il giornale e i giornalisti anch’essi costruttori di storia. Sono percorsi simbolici convincenti. Storie di ieri rivissute nel qui e ora, per quello che possono dirci oggi. Una bella testimonianza della professionalità di docenti appassionati, che hanno lavorato alla realizzazione di un ausilio per studenti e insegnanti delle scuole secondarie di primo grado dell’Emilia-Romagna e delle Marche. 

Grazie a “il Resto del Carlino”, quotidiano storico della città di Bologna, che in occasione dei festeggiamenti per i 130 anni dalla sua fondazione ha voluto “dare una mano” alle scuole emiliano-romagnole e marchigiane, per rifare storia oggi

Stefano Versari
Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna