{{IMG_SX}}Montefiore Conca (Rimini), 4 agosto 2007 - Moggiopoli... secondo Luciano Moggi. E' accaduto ieri sera a Montefiore Conca, paese sulle colline di Rimini davanti ad una piazza gremita di turisti. Quasi tutti juventini, molti sono arrivati anche da Milano e da altre città per sentire l'ex dg bianconero. Ad introdurlo, il sindaco Filippo Berselli, parlamentare di An.

 

Alla fine, 'Lucianone' ne è uscito da vincitore, applauditissimo, reclamato per una foto e un autografo, strattonato da chi lo vuole presidente del consiglio e star assoluta. Interrogato da Italo Cucci, direttore editoriale dell'Agenzia Italpress e opinionista televisivo,

 

Moggi ha raccontato la sua verità, a partire da un fatto a suo parere inspiegabile. "Solo io ho difeso davvero la Juve. Si sono fatti processare ammettendo in partenza tutte le colpe dell'accusa. Così sono capace anch'io a fare l'avvocato. Mi chiedete se in realtà s'è trattato di un regolamento di conti fra due fazioni degli Agnelli? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere, certo che a leggere i giornali stanno venendo a galla fratture che non immaginavo".

 

Moggi è in gran forma, si presenta in piazza con mezz'ora di ritardo dopo aver abbondantemente onorato la tavola romagnola insieme ad alcuni amici e ad Idris, tifoso dall'incrollabile fede juventina. La guardia bassa dei bianconeri al processo proprio non la condivide. "Se Montezemolo avesse difeso la Juventus come ha difeso la Ferrari, non ci sarebbe stata la serie B". Poi torna indietro, fino ai primi giorni dello scandalo: "i primi venti sono stati terribili e in quel momento ho avuto tutte le idee possibili e immaginabili", poi l'ex re del calcio italiano ha ripreso vigore per e adesso le canta a tutti. "Io sono una persona buona - ha detto - ma se mi pestano i piedi sono dolori".

 

Basta poco e Moggi carica a testa bassa: "Mi hanno dipinto come il colpevole di tutti i mali del calcio. Al Commissario Rossi hanno detto che bastava far fuori la Juve per risolvere tutto. Quando se n'è andato ha detto che invece tutto era come prima. La verità è che la cupola è sempre quella e al vertice c'è Carraro, con subito dietro tutti gli attuali vertici dello sport italiano. Carraro era il capo prima e lo è ancora".

Scrosciano gli applausi, che vincono di gran lunga la partita sui fischi, pochissimi e solo al suo ingresso in piazza. "Voi mi chiedete conto delle intercettazioni e io vi dico che in quell'enormità di telefonate ascoltate non c'è nulla di così rilevante. Molto peggio quel che si sono detti Meani (addetto agli arbitri del Milan) e Collina, che ora è diventato pure designatore. Mi chiedo: perche' l'Inter non e' stata intercettata? Mi rispondo: perche' Tronchetti Provera chiudeva la cornetta".

 

"Certo che a pensarci bene - continua Moggi -, quelle intercettazioni così irrilevanti per l'Uefa, hanno stazionato per mesi sui tavoli della Federazione. Carraro e Galliani conoscevano i contenuti prima degli altri e poi, visto che subito dopo le prime voci John Elkann ha detto che si sarebbero presi provvedimenti, immagino le conoscesse anche lui. Io assistevo senza sapere. Per fortuna che ero il capo banda. E' vero, chiamavo i designatori, ma se Meani e Collina si potevano parlare tra loro in quanto amici, perché non potevo farlo con Bergano che conosco da 30 anni? Le telefonate ai designatori le facevano tutti, solo l'Inter non chiamava mai, si vede che Telecom non le sentiva. Per questo ho preso delle sim in Svizzera. Ero intercettato, ascoltavano le telefonate e leggevano gli sms, è stata una autodifesa".

 

Quando parla dell'Inter, Moggi lo fa con la massima durezza. "Il potere ora è a Milano, l'Inter vincerà per quattro anni lo scudetto. Per farlo hanno dovuto prendere Vieira e Ibrahimovic, due juventini che io mai avrei dato ai nerazzurri. Dico di più, pur di darli all'Inter, la Juve ha anche creato delle minusvalenze. In questo modo hanno vinto quel che in 18 anni non erano riusciti a fare. Davvero fatico a capire. Il prossimo campionato? Prima l'Inter, poi la Roma, il Milan e la Fiorentina. Quinta la Juve".

 

Un tifoso scrive la classifica del prossimo campionato su un foglietto e glielo allunga per la firma. Moggi non ci pensa due volte e sottoscrive. "Berlusconi? Quando mi chiamò mi sottopose una candidatura sportiva, non politica. A pensarci bene tutto quanto è partito dopo quell'incontro. Ora vedo qualche titubanza nella giustizia sportiva perché è chiaro che sono stati fatti tanti errori in quel castello di accuse assurde a me e alla Juve. Vi dico una cosa: io ero bravo perché lavoravo molto più degli altri, in ogni piazza dove vado sono accolto da applausi. Nel calcio, a me non la canta nessuno, ho troppa esperienza e ho sempre lavorato per mettere la squadra in condizione di dare il massimo".

 

Col passare dei minuti, Moggi convince tutti e di fischi non se ne sentono più. Sul banco degli imputati ci finisce invece la stampa, rea di aver raccontato poche malefatte su Milan e Inter e di essersi concentrata solo sulla Juve... Moggi ha vinto anche stavolta.