Simone Pancotti
Simone Pancotti

Senigallia (Ancona), 3 dicembre 2019 – Un sogno diventato realtà, Simone Pancotti, 37 anni di Marzocca, ha scoperto il suo talento di scrittore ‘grazie’ alla sua malattia, la sclerosi multipla che ogni giorno prova ad abbatterlo. Ma ha vinto lui: è già al secondo libro, mentre il primo ha già venduto oltre 500 copie ed è in vendita in tantissime librerie italiane e su Amazon. Lui stesso lo ha presentato in diverse città d'Italia: Iglesias, Senigallia, Genova e Milano. E ora Simone davanti a sé ha un nuovo traguardo: raggiungere il numero di 200 prenotazioni via web (www.bookabook.it) entro fine anno, per veder pubblicato e distribuito in tutte le librerie il suo secondo libro ‘Il tocco immortale’. Il traguardo è vicino: già superate le centro prenotazioni.

Dopo il diploma al Classico “Perticari”, Pancotti ha frequentato Conservazione dei Beni Culturali a Ravenna, ma la malattia degenerativa gli ha sbarrato la strada. Una diagnosi terribile, ad appena 22 anni. Conseguenza quasi naturale anni di depressione senza riuscire ad uscire di casa e la necessità di un sedia a rotelle anche solo per spostarsi. Poi la svolta: Simone ha ritrovato in sé la forza e il coraggio per rialzarsi, aiutato dai libri e dalla scrittura, nata come . Ora, grazie anche ad un gruppo Facebook di ragazzi affetti da sclerosi multipla, oltre ad una nuova terapia, cammina sulle proprie gambe, esce in bici e si diverte con gli amici.
Simone, il suo secondo libro ‘parla russo’ perchè?
“’Il tocco immortale’ è nato dall'idea che ognuno di noi possa lasciare un'impronta indelebile in questa vita. È la storia di Yelena e di Nikolaj, entrambi segnati profondamente da un passato doloroso, che saranno protagonisti di una folle fuga verso la libertà. Cambieranno assieme la storia della Russia, paese che mi ha sempre affascinato. Ho tratto molta della mia ispirazione dal disastro avvenuto nel 1986 a Chernobyl”.
Che emozioni le ha suscitato questo secondo libro?
“Vite di carta è molto legato al mio vissuto. Ha una narrazione molto istintiva e spontanea, che deriva dall'urgenza e dal bisogno di sfogare tante emozioni. “Il tocco immortale” invece è un libro più maturo e ragionato, ma sempre pieno di colpi di scena e di suspense”.
Pensa che la scrittura nel suo caso sia terapeutica?
“Decisamente sì, scrivere è stato come una terapia, attraverso la quale sono riuscito finalmente a comunicare, a dire quello che sentivo, senza paura né vergogna. Mi ha aiutato a guardarmi dentro. , Mi sono come depurato, alleggerito di pesi enormi che mi avevano trascinato a fondo. È decisamente la migliore cura che il mio animo tormentato potesse trovare”.
Ora che è diventato scrittore qual è il prossimo sogno?
“Ho appena iniziato il mio cammino in questo nuovo e bellissimo mondo e non so se scrivere diventerà un vero e proprio lavoro, ma è ciò che più amo in assoluto. Vorrei migliorarmi giorno dopo giorno e arrivare sempre al cuore della gente con i libri che scriverò e che costituiranno la mia personale eredità per le nuove generazioni. Vorrei avere l'occasione di continuare a fare quello che sto facendo: esprimermi e lanciare messaggi attraverso le parole che hanno un potere straordinario”.