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26 apr 2022

"25 Aprile, quella lettera inaccettabile Ci sono ancora troppi smemorati"

L’assessore Simonella è intervenuta alla cerimonia al posto del sindaco Mancinelli in ferie per qualche giorno. Frecciate al direttore dell’Ufficio scolastico regionale dopo il suo messaggio anche da parte dell’Anpi.

"Non possiamo accettare la lettera scritta per i nostri studenti e in particolare il passaggio in cui si sostiene che fanno parte della stessa storia ma con idee diverse. Le idee diverse le rispettiamo, fin quando sono dentro una cornice democratica. Tutti ascoltiamo tutti. Ma non in quel contesto. Quando c’è stata prevaricazione, non ci sono stati diritti. Non si può raccontare la storia in questo modo". Aveva già scatenato malumori nei giorni scorsi la lettera del direttore dell’Ufficio scolastico regionale Marco Ugo Filisetti e, ieri, in occasione della celebrazione del 25 Aprile, l’assessore Ida Simonella non gliele ha mandate a dire (pur senza citarlo esplicitamente), intervendo al posto del sindaco Mancinelli che si è preso qualche giorno di riposo. Contestato, in particolare, il passaggio nel quale Filisetti aveva sostenuto, riferendosi alla Seconda Guerra Mondiale, che "è stato un immane conflitto che in particolare ha visto gli italiani fronteggiarsi per le rispettive ragioni, giuste o sbagliate, per i rispettivi sogni, condivisibili o meno, ma di cui tutti si sentivano carichi, dando luogo ad uno scontro marcato dal ferro e dal sangue, che ha diviso, frantumato il nostro popolo". Secondo Simonella, "le cose non vanno mescolate".

Poi, citando la guerra in Ucraina, si è detta contenta "che si sia ricomposta l’equidistanza tra un Paese invasore, la Russia, che ne ha circondato un altro con un esercito di 200mila uomini; e l’altro, appunto, che sta lottando per essere libero. La storia ci dirà in futuro, quando ricostruita: ma questa è la guerra di un invasore. Di massacri, di devastazione. Quest’anno a maggior ragione, pensando alla lotta dei partigiani quasi 80 anni fa, e guardando a quanto accade oggi alle porte dell’Europa, dobbiamo riconoscere la parte giusta dalla quale stare". Poi, tornando alla festa della Liberazione, e salutando autorità e cittadini in piazza Cavour, Simonella ha mostrato soddisfazione per essere potuti tornare in presenza dopo i due anni del Covid: "In quei giorni abbiamo evocato valori che si conciliano con questa celebrazione: la libertà, la democrazia, l’antifascismo, la coesione e la giustizia sociale. Che non sono diritti che esercitiamo da soli, ma frutto dell’atteggiamento di tutti. Il 25 aprile 2022 ha un significato diverso – dice tornando alle grandi crisi internazionali – L’Ucraina sta difendendo la sua libertà. Il sacrificio dei partigiani ci dice molto e ci restituisce una chiave di lettura, è ispirazione e guida per quello che accade. Resistere, purtroppo, presume una tragedia. Tutto il contrario del concetto di pace. Quella che vorremmo, all’interno del più grande contenitore di pace mai costruito: l’Europa. L’auspicio è che il 25 Aprile possa arrivare per tutti e per quel popolo che sta resistendo".

Dopo Simonella è toccato a Tamara Ferretti, presidente dell’Anpi di Ancona, che in particolare ha focalizzato l’intervento sulla resistenza: "Certo, è stata anche lotta armata, ma soprattutto è stata una lotta di un popolo, il riscatto della dignità di un popolo e la presa di coscienza del valore della sua unità. Una presa di coscienza di cui andiamo orgogliosi". E ancora, indirizzando messaggi chiari: "Questo è bene ricordarlo a quegli smemorati che periodicamente e a scadenze precise abusano dei ruoli a cui sono preposti". Poi, ripercorrendo anche la storia di Ancona distrutta dal conflitto bellico, ma anche lei guardando a quanto accade nel resto del mondo, ha concluso la sua sentita riflessione con "non staremo a guardare, non chiuderemo gli occhi. Non saremo indifferenti, perché conosciamo il significato del valore della vita umana, della solidarietà, dell’accoglienza, dell’autoderminazione dei popoli e della pace. E come è scritto nella nostra Costituzione il ripudio della guerra, anche come strumento di risoluzione dei conflitti".

Giacomo Giampieri

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