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27 mag 2022

"Altra chiesa ricoperta dal Vangelo in dialetto"

Dopo Monte Roberto con tanto di incontro col Papa, don Maurizio Fileni si è spostato a Castelbellino traducendo i versetti di Marco

27 mag 2022
Don Maurizio Fileni, il parroco artista, all’opera nella chiesa di Castelbellino
Don Maurizio Fileni, il parroco artista, all’opera nella chiesa di Castelbellino
Don Maurizio Fileni, il parroco artista, all’opera nella chiesa di Castelbellino
Don Maurizio Fileni, il parroco artista, all’opera nella chiesa di Castelbellino
Don Maurizio Fileni, il parroco artista, all’opera nella chiesa di Castelbellino
Don Maurizio Fileni, il parroco artista, all’opera nella chiesa di Castelbellino

Per aver decorato le pareti della canonica con le parole del Vangelo tradotto in dialetto don Maurizio Fileni, parroco di Monte Roberto è stato chiamato da papa Francesco. A gennaio l’incontro in Vaticano e dopo quel folgorante incontro don Maurizio si è rimesso all’opera. Domenica alle 17 l’inaugurazione della sua nuova opera: 56 metri quadrati di versetti del Vangelo di Marco con cui ha ricoperto l’intera superficie interna della chiesa di San Marco Evangelista a Castelbellino stazione. Per l’occasione ci saranno il vescovo di Jesi, don Gerardo Rocconi e il Nunzio Apostolico Monsignor Giovanni Tonucci.

Don Maurizio Fileni, cosa l’ha spinta a rimettersi al lavoro? "Parto sempre dal fatto che il dialetto è fondamentale per rendere le scritture più vicine alle persone. Mi aspetto che la gente apprezzi il lavoro e che ci si affezioni. Mi auguro poi che con il trascorrere del tempo, la gente non riesca più a riconoscere questa chiesa senza quest’opera. Pensi quanto sarà bello quando ci sarà la messa della domenica e la chiesa si riempie. Pensi quanto la gente si sentirà circondata, abbracciata, stretta dal Vangelo di Marco: dal Vangelo scritto dal suo San Marco".

È un’opera colossale...

"Sì, già le dimensioni sconcertano. Sono 56 metri di lunghezza e 56 metri quadrati di superficie scritta. Esattamente 1.680 righe, 23mila parole e 677 versetti. Ho calcolato che per scrivere il testo mi ci sono volute circa 150 ore. Per la progettazione e la preparazione, più del doppio. Solo di pennarelli indelebili ho speso ben 600 euro".

Ma dove ha trovato il tempo per realizzare tutto questo?

"Di notte, visto che di giorno sono parroco e faccio il parroco. Ma devo dire che due persone mi hanno aiutato molto: Claudio Petrozzi che mi ha dettato tutto il testo e Maria Massei che ha collaborato alla buona riuscita dell’opera".

Lei si sente un parroco artista?

"La ritengo piuttosto una forma di vita. È un modo di vivere o sopravvivere a quest’oggi che non mi piace. La definirei l’arte di vivere".

Perché proprio a Castelbellino Stazione?

"Nella chiesa neoclassica di Castelbellino paese non era possibile. Non potevo intervenire su una chiesa monumentale: sarebbe stato rischiosissimo. Ma quella di Castelbellino stazione è una chiesa particolare: sopra il tetto della chiesa ci sono due ordini di appartamenti. E poi prima di essere chiesa è stata un laboratorio per e la riparazione di macchine agricole. Inoltre essendo chiesa solo dal 1984, non è ancora tutelata dalla Sovrintendenza".

Punta a tornare dal Papa?

"Chissà... è stata un’esperienza esaltante. Durante l’incontro guardandolo negli occhi gli ho spiegato le mie convinzioni popolari e lui mi ha incoraggiato. Mi ha detto: ‘La fede passa tramite il dialetto, passa di madre in figlio, di nonno in nipote".

Sara Ferreri

© Riproduzione riservata

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