Per più di trent’anni ha costruito forni, poi il mesotelioma pleurico innescato dall’amianto lo ha lentamente fiaccato e ucciso: quattro anni dopo la sua morte il giudice del lavoro ha condannato la sua titolare a un risarcimento ai famigliari di 900mila euro. Una sentenza che non ammette repliche quella letta pochi giorni fa dal giudice della sezione lavoro Tania De Antoniis e che mette fine a una vicenda durissima, a tratti drammatica oltre la tragedia dell’operaio. Lunga...

Per più di trent’anni ha costruito forni, poi il mesotelioma pleurico innescato dall’amianto lo ha lentamente fiaccato e ucciso: quattro anni dopo la sua morte il giudice del lavoro ha condannato la sua titolare a un risarcimento ai famigliari di 900mila euro. Una sentenza che non ammette repliche quella letta pochi giorni fa dal giudice della sezione lavoro Tania De Antoniis e che mette fine a una vicenda durissima, a tratti drammatica oltre la tragedia dell’operaio. Lunga la battaglia portata avanti dagli avvocati Ludovico e Rodolfo Berti (foto), specializzati da anni ormai nelle cause del lavoro legate all’amianto killer. Stavolta però la storia non riguarda il colosso della cantieristica, la Fincantieri e i tanti processi aperti, o le ferrovie e altre grandi aziende, ma una piccola ditta anconetana. Anconetano è l’operaio deceduto e la proprietaria della piccola azienda che oggi non è più attiva. Il dipendente in questione ha iniziato a lavorare in quel sito nel lontano 1958. Al tempo, e proprio fino all’inizio degli anni ’90, l’amianto permeava la gran parte delle lavorazioni e, nello specifico, quella dei forni dove il minerale veniva utilizzato per le coibentazioni. L’operaio ha svolto la sua professione presso quella ditta per 32 anni, fino al 1990 prima di andare in pensione. Negli anni il suo contatto costante con l’amianto ha provocato danni che sono emersi col passare del tempo, fino a quando è arrivata la terribile diagnosi: mesotelioma pleurico. Una patologia che non lascia scampo, un male vigliacco che subdolamente rende nel tempo la vita degli ammalati un inferno. La causa risarcitoria è stata avviata dalla famiglia prima della morte dell’operaio, avvenuta nel 2017 e nel fascicolo è finita anche la sua drammatica testimonianza, presa pochi giorni prima della sua morte. Una causa durata tanti anni e risultata molto dura: "La controparte ha sostenuto che quell’uomo si è ammalato a causa dell’inquinamento ambientale, omettendo completamente il fatto che l’amianto era il primo fattore coibente usato per costruire quei forni. Una sentenza ineccepibile dal nostro punto di vista" è il commento dei legali della famiglia. Il dipendente della ditta anconetana è morto più di quattro anni fa, i familiari si possono consolare con la sentenza che condanna in proprio la titolare a un risarcimento di quasi un milione di euro. I soldi andranno alla moglie, alle figlie e ai nipoti.