Genova risulta la città più cara, mentre Ancona è quella con l’incremento minore
Genova risulta la città più cara, mentre Ancona è quella con l’incremento minore

Ancona, 16 ottobre 2021 - Ancona è la città con il tasso di inflazione più basso d’Italia e quindi la meno cara in termini di aumento del costo della vita. A renderlo noto l’Unione Nazionale Consumatori che ha preso in esame i dati Istat dell’inflazione di settembre delle regioni, dei capoluoghi di regione e dei comuni con più di 150mila abitanti. La città dorica è la più virtuosa tra le 31 città prese in esame con un’inflazione dell’1,8%. L’impatto sulle tasche delle famiglie medie anconetane sarà pari a 408 euro su base annua (544 per una famiglia di 4 persone). Bene anche Napoli, al secondo posto delle città più risparmiose, con +2,3%, pari, rispettivamente, a 503 e 656 euro mentre Cagliari si piazza al terzo posto. Maglia nera a Genova che scalza il primato storico di Bolzano: l’inflazione del capoluogo ligure, la più elevata d’Italia, ex aequo con Catania, pari a +3,6% si traduce in una maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 874 euro, ma che schizza a 1.399 euro per una famiglia di 4 componenti.
 

In testa alla classifica delle regioni più costose con un’inflazione a +2,9%, il Trentino mentre le Marche si collocano al quindicesimo posto su venti. Ma nonostante le ottime performance del capoluogo dorico sarà un autunno di rincari: a settembre l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività è aumentato del 1,8% rispetto all’anno precedente. I maggiori rincari nei settori Energia Elettrica, Acqua, Combustibili (+9,5%), Trasporti (+6,8%), Ristorazione e Ricettività (+1,5%), Servizi Sanitari (+0,5%) mentre calano i costi di Abbigliamento e Calzature (-1,8%) e Istruzione (-3%). Più o meno stabili le voci relative a prodotti alimentari e bevande, articoli per la casa, comunicazione, spettacolo e cultura.
 

Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, l’aumento dei prezzi registrato dall’Istat disegna uno scenario preoccupante per le famiglie, una "stangata" con un impatto medio a livello nazionale tra i 750 e i 900 euro. Era dal novembre 2012 infatti che non si registrava un livello di inflazione così elevato.
 

Nel carrello della spesa di settembre degli anconetani sono aumentati rispetto ad agosto solo i vegetali (+5.9%) mentre il pesce è calato del 5,4%. Stabili pane e cereali, carni, latte, formaggi e uova mentre la frutta è calata dello 0,6%. Un settore che nel mese di settembre rispetto ad agosto segna un calo è anche quello dei Trasporti (-1,1%): sebbene carburanti, automobili e le riparazioni di automobili siano in crescita, i pesanti cali congiunturali sul trasporto aereo e marittimo (rispettivamente -29,1% e -34,8%) impongono il segno negativo.
 

Frenano bruscamente, come previsto, i pacchetti vacanza (-8%); calano inoltre i servizi ricreativi e sportivi (-7,4%) mentre sono in salita computer e articoli sportivi probabilmente dovuto anche alla riapertura delle scuole.