Sandro Forlani, presidente dell'associazione dei dipendenti di Banca Marche (Fotoprint)
Sandro Forlani, presidente dell'associazione dei dipendenti di Banca Marche (Fotoprint)

Ancona, 11 dicembre 2015 - «ATTENTA, sappiamo dove abiti. Ti bruceremo la macchina, e se non basta la casa. Ci hai fatto del male». E’ una telefonata arrivata giorni fa ad un’impiegata di Banca Marche di Pesaro che fino al commissariamento della banca vendeva azioni e obbligazioni subordinate ai clienti. Adesso la dipendente è in malattia e teme per la sua incolumità.

«Ma non è colpa sua – dice Sandro Forlani, presidente dell’associazione dipendenti di Banca Marche – perché quell’impiegata ha fatto semplicemente il suo dovere seguendo le direttive dei vertici».

Ieri, in un incontro con i giornalisti, Forlani e altri ex dipendenti nonché azionisti dell’istituto di credito – hanno detto che non ci stanno a considerare dei santi i commissari della banca e colpevoli solamente i vertici precedenti: «Diciamo subito che se un salvatore della patria dopo due anni di lavoro, prendendo una banca con 6 miliardi di sofferenze, le azzera o quasi, significa che ha peggiorato le cose e non le ha migliorate. Se abbatti il valore dei crediti dell’82 per cento, gettandoli nella bad bank, significa che hai strozzato la banca. Senza dimenticare che Feliziani e Terrinoni e il terzo commissariato Inzitari si prodigavano a dire che eravamo alla fine del tunnel, che si vedeva l’alba, che i problemi si stavano lasciando alle spalle. Sono spariti 24 milioni a Pesaro e 7 milioni a Urbino ai danni di 300 obbligazionisti. Noi non possiamo permettere che i risparmi di una vita vengano cancellati in una notte per una conduzione dissennata della banca».

Aggiunge Forlani: «Va benissimo che la magistratura abbia posto sotto sequestro i beni dell’ex direttore Bianconi ma non si deve fermare lì. Le colpe sono di tanti, e soprattutto le faremo uscire attraverso le nostre denunce e le cause civili che andremo ad intentare anche contro i commissari. E’ inaccettabile che tutto quello che hanno fatto in due anni debba essere insindacabile. Anzi, peggio: non si deve sapere.

Dove hanno messo i soldi, chi ha deciso quella svalutazione folle dei crediti dell’82 per cento, chi sono i tecnici superpagati arrivati da Ferrara, come fosse una compagnia di giro, che hanno preso possesso della banca negli ultimi due anni spossessando da ruoli e responsabilità i dirigenti storici della banca che conoscevano la storia di ogni credito e di ogni sofferenza? Eh, no, troppo comodo dire che i problemi sono risolti e dire al governo togliete tutto ad azionisti e obbligazionisti. Noi non ci stiamo a subire umiliazioni anche per il personale, che in due anni si è visto azzerare molte voci dello stipendio perché non c’erano risultati quando dall’altra parte si pagavano superstipendi a gente arrivata da fuori il cui apporto mi sfugge ancora.

Chiederemo i danni morali per quello che è successo perché moltissimi colleghi oggi si vergognano pur senza colpe di fronte al dramma di tantissima gente che viene allo sportello piangendo per aver perso tutto. I dipendenti, moltissimi dei quali anche azionisti che hanno perso decine di migliaia di euro, sono vittime di quello che è successo e si costituiranno parte civile. Non ci dimentichiamo certo dei premi, delle gite, dei bonus che venivano assegnati a chi vendeva molte obbligazioni e azioni fino a pochi giorni prima del commissariamento. Chi non lo faceva era visto male, lasciato al palo. Ecco cos’era Banca Marche».

ro.da.