L’ex dg (a destra) in tribunale

Ancona, 25 gennaio 2018 - Condannato a tre anni per un presunto scambio di favori con l’imprenditore Davide Degennaro, anche lui condannato a due anni, l’ex direttore generale di Banca delle Marche Massimo Bianconi. Il manager è stato invece assolto dall’accusa di corruzione in relazione ai rapporti con l’imprenditore Vittorio Casale, quest’ultimo dichiarato innocente. E’ l’esito del processo che ha visto l’ex dg imputato per corruzione tra privati con i due industriali, entrambi clienti di Bdm: si tratta della prima condanna del potentissimo direttore generale dell’istituto di credito marchigiano fino al 2012.

La sentenza ieri, dopo circa 10 ore di camera di consiglio, dal collegio del tribunale di Ancona, presieduto da Giovanni Spinosa. I giudici hanno riconosciuto a Nuova Banca Marche il diritto a essere risarcita (l’indennizzo sarà quantificato in sede civile), mentre ha rigettato la richiesta risarcitoria della vecchia Bdm. Il processo, che rappresenta uno stralcio di quello per il crac dell’istituto di credito, sprofondato in un buco di un miliardo di euro, ruota attorno alla compravendita di una palazzina ai Parioli in cambio di aperture di credito da parte di Banca Marche. L’immobile di via Archimede a Roma, già sequestrato nel corso delle indagini, resta sotto sigilli in vista di una confisca. La palazzina, nel 2009, era stata venduta da Casale alla società Archimede ’96, intestata alla moglie e alla figlia di Bianconi. Per l’acquisto era stato acceso un mutuo con rate mensili di 38mila euro, ma l’immobile era occupato da un’altra società di Casale, che pagava affitti di 50mila euro, facendo guadagnare alla Archimede 12mila euro al mese (per un totale di 308mila). Poi BM, il 28 luglio 2010, aveva concesso alle società dell’imprenditore di Parma linee di credito per 4,59 milioni, secondo l’accusa senza tenere conto dei rischi. Questo rapporto, però, secondo i giudici non prefigura alcuna corruzione. 

Il collegio ha invece censurato il passaggio successivo: quando stava per cessare il contratto di affitto della palazzina di Roma, era intervenuta la società Cerchio, riconducibile a Degennaro, per l’acquisto di quote della Archimede. Cerchio aveva versato 3,59milioni, ma la vendita non si era mai concretizzata. Secondo l’accusa, il preliminare serviva solo a mascherare dazioni di denaro a favore dei familiari di Bianconi. In cambio le società di Degennaro avevano ottenuto aperture di credito per 10,3 milioni tra gennaio e giugno 2012. Bianconi ha sempre sostenuto di essere estraneo all’affare dei Parioli, che era stato gestito dalla moglie, dalla quale si è separato.