DENUNCIA La mamma ora si rivolgerà al provveditorato di Ancona
DENUNCIA La mamma ora si rivolgerà al provveditorato di Ancona

Osimo (Ancona), 11 gennaio 2019 - Marco è un bel bambino. Ha undici anni e frequenta la prima media a Osimo. Lo chiameremo così, per non rendere identificabile il protagonista minorenne di questa storia. Ha qualche chilo di troppo Marco. Ma non è un obeso. Anzi, fa parecchio sport. Ha giocato anche a calcio. Ma adesso ha una passione per la recitazione e soprattutto per la danza.

«Ma quello non è uno sport da maschi – tuona in classe un suo professore davanti ai compagni di classe –. Il calcio è uno sport maschile. La danza? E che sport è... Poi lui è pure grassoccio, non mi sembra così leggiadro».

Parole come lame affilate nella testa del ragazzino. Undici anni. A quell’età è tutto molto complicato. Certe cose lasciano spesso il segno. A volte in maniera inesorabile. Marco il giorno dell’uscita «geniale» del professore, non era presente in classe. Stava poco bene ed era a casa. I compagni, quando è rientrato in classe non si sono potuti tenere il cece in bocca: «Sai che ha detto il prof? Che sei ciccione e non puoi fare danza». Immaginiamo un attimo come possa essersi sentito.

E pensiamo anche cosa possano aver pensato i genitori quando Marco è rientrato a casa con gli occhi gonfi di pianto. «La prima cosa che ha fatto – racconta la mamma – è stata di pesarsi sulla bilancia. Mi ha detto: ‘Mamma, ma è vero che sono grasso e non posso fare danza‘? E chi l’ha detto?». Il prof. «Non ci ho dormito. Sono andata subito a cercare il dirigente. Non sapeva nulla. Gli ho chiesto un incontro a tre con il professore. Mi ha risposto che non era possibile per una questione didattica. Possibile? Io non mi capacito ancora».

La cosa è successa prima delle vacanze di Natale. Nel frattempo Marco ha continuato ad andare a scuola. Ma è chiaro che le cose sono un po’ cambiate, nonostante lui sia molto intelligente e abbia un corso scolastico eccellente. «Anzi – dice la mamma – a scuola va benissimo. Ma non è questo il punto».

La questione è che Marco ha undici anni «e se non è un atto di bullismo questo, allora cos’è? – s’infervora la signora – . Io gliel’ho detto al dirigente. Mi ha detto che avrei dovuto io cercare di parlare col prof». Il genitore non lascia perdere, non ce la fa. Cerca il prof due volte. La prima a metà dicembre, l’ultima la settimana scorsa. «Ci ho parlato – dice la donna –. Mi ha detto che a chiedere scusa non ci pensa neppure. Dice che i bambini hanno esagerato, che era una battuta scherzosa. Certo, infatti alcuni compagni di classe continuano a sghignazzare pensando a quelle parole. E mio figlio non è più come prima, ha addosso l’angoscia di non dover mangiare sennò ingrassa e di non poter fare danza moderna. Una sensazione orrenda che da genitore non posso tollerare. La scuola non fa nulla. Mi rivolgo al provveditorato con un esposto. Io non mi arrendo, non posso proprio».