di Ilaria Traditi Lavoratori stagionali, nelle Marche la domanda supera l’offerta e sono tanti gli imprenditori che lamentano di non trovare personale soprattutto nel settore della ricettività, alberghiero, ristorazione e balneare. "Il problema perdura già dal 2019 – spiega il direttore di Confcommercio Marche Centrali Massimiliano Polacco – poi con il Covid-19 l’anno scorso questa carenza non si è sentita molto mentre adesso è più marcata. E’ difficile trovare persone disposte a fare la stagione, soprattutto se beneficiano del reddito di cittadinanza, dei bonus del decreto sostegni o della Naspi, e c’è un turnover molto alto". La "colpa" sarebbe quindi degli...

di Ilaria Traditi

Lavoratori stagionali, nelle Marche la domanda supera l’offerta e sono tanti gli imprenditori che lamentano di non trovare personale soprattutto nel settore della ricettività, alberghiero, ristorazione e balneare. "Il problema perdura già dal 2019 – spiega il direttore di Confcommercio Marche Centrali Massimiliano Polacco – poi con il Covid-19 l’anno scorso questa carenza non si è sentita molto mentre adesso è più marcata. E’ difficile trovare persone disposte a fare la stagione, soprattutto se beneficiano del reddito di cittadinanza, dei bonus del decreto sostegni o della Naspi, e c’è un turnover molto alto". La "colpa" sarebbe quindi degli ammortizzatori sociali? "Assolutamente no – prosegue Polacco – giustissimo che ci siano ma bisogna anche segnalare che qualcuno chiede di lavorare in nero per non perdere questi benefici. Dal momento che ci sono persone in cassa integrazione pagate pur senza lavorare qualcuno se ne approfitta, il problema non è certo del reddito di cittadinanza o della naspi, ci mancherebbe".

Insomma, secondo Polacco alcuni lavoratori non sono incentivati a fare la stagione se percepiscono lo stesso reddito per starsene a casa. Ma non è che il problema riguarda anche gli stipendi troppo bassi, gli straordinari non pagati o il lavoro "grigio" che non riconosce i diritti dei lavoratori? "Ovviamente questo è un comportamento sbagliato e da condannare – prosegue Polacco – anche dal punto di vista etico. Oltretutto il lavoro nero oggi non conviene più al datore di lavoro che rischia multe e vertenze. Ci sono i contratti collettivi nazionali, basta applicarli. Questo poi è un anno particolare, la stagione è iniziata tardi, anche se un mese prima dell’anno scorso, e molti imprenditori non hanno avuto il tempo di organizzarsi per reperire il personale necessario". In tutto questo che ruolo hanno i centri per l’impiego? Non dovrebbero essere loro a incrociare efficacemente domanda e offerta? "In molte realtà, soprattutto piccole e familiari, si bypassano perchè si preferisce la conoscenza diretta del lavoratore – prosegue Polacco – si lavora fianco a fianco per mesi come in una famiglia, non c’è distinzione tra datore di lavoro e dipendente, ecco perchè ci si fida di più del passaparola o della conoscenza diretta. Comunque bisogna riprendere il ritmo, sono stati due anni anomali e molte persone senza lavoro hanno anche smesso di cercarlo". La Fipe denuncia l’assenza per il mese di giugno di ben 150mila lavoratori solo nel settore della ristorazione a livello nazionale. E non si parla solo di personale qualificato (cuochi, aiuto cuochi, pizzaioli, camerieri) ma anche di lavapiatti o addetti alle pulizie.

Anche Massimiliano Santini, direttore Cna provinciale Ancona, conosce il problema ma prova a smorzare i toni: "Ci siamo confrontati in questi giorni sia con i lavoratori sia con gli imprenditori e rispetto al tema nazionale, nelle Marche la situazione è meno marcata – spiega – quest’anno l’estate è esplosa in anticipo, c’è stata una rincorsa a trovare personale e la domanda è più alta dell’offerta. I nostri imprenditori applicano in maniera letterale quello che è previsto dal contratto collettivo nazionale e c’è molta lealtà e onestà nei confronti dei dipendenti, ricambiata pienamente. Gli ammortizzatori? Servono forme di assistenza attiva, non passiva, finalizzate al reinserimento nel mondo del lavoro".