Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone ieri mattina portati in tribunale dalla polizia penitenziaria
Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone ieri mattina portati in tribunale dalla polizia penitenziaria
di Marina Verdenelli Fino all’ultimo hanno provato a difendersi riconoscendo i furti fatti in discoteca ma non l’utilizzo dello spray e nemmeno la consapevolezza che quella notte potevano morire delle persone. Per le sei vittime della Lanterna non si sentono responsabili ma sono dispiaciuti. Così tre dei sei imputati per il processo della banda dello spray ieri hanno chiesto e ottenuto dal giudice di poter parlare, poco prima che si ritirasse per la sentenza. Souhaib Haddadda ha parlato di due personalità che lo avvolgevano. "Confessare questo per me è difficile – ha detto – ma prima che finissi in carcere c’erano due Haddada, uno che lavorava e uno che usava cocaina e che era annebbiato dalla droga. I soldi non bastavano mai e quindi rubavo ma chiedo scusa per questo, per i miei errori, vorrei essere aiutato, questo anno che ho trascorso...

di Marina Verdenelli

Fino all’ultimo hanno provato a difendersi riconoscendo i furti fatti in discoteca ma non l’utilizzo dello spray e nemmeno la consapevolezza che quella notte potevano morire delle persone. Per le sei vittime della Lanterna non si sentono responsabili ma sono dispiaciuti. Così tre dei sei imputati per il processo della banda dello spray ieri hanno chiesto e ottenuto dal giudice di poter parlare, poco prima che si ritirasse per la sentenza. Souhaib Haddadda ha parlato di due personalità che lo avvolgevano. "Confessare questo per me è difficile – ha detto – ma prima che finissi in carcere c’erano due Haddada, uno che lavorava e uno che usava cocaina e che era annebbiato dalla droga. I soldi non bastavano mai e quindi rubavo ma chiedo scusa per questo, per i miei errori, vorrei essere aiutato, questo anno che ho trascorso in carcere ho potuto vedere quello che facevo fuori ma lo facevo sotto l’uso dello stupefacente. Loro (riferito alle vittime, ndr) non ci sono più, io non posso fare niente ma non sono il responsabile. Giudice spero che mi condanni per quello che ho fatto e non per quello che non ho fatto". Poi è stata la volta di Andrea Cavallari che ha esordito dicendo "da quando sono stato arrestato mi hanno continuato a dire da tutte le parti ‘tanto verrai condannato ugualmente’, ne ho sentite tante, io sono un essere umano, mi dispiace per quello che è successo ma io credo di non avere colpe (riferito ai morti, ndr), voglio pagare i miei errori e finché mi resterà un filo di voce continuerò a gridare la verità di Corinaldo, non sono stato io, non c’era una associazione". Moez Akari ha parlato di dispiacere "tantissimo per quella serata, signor giudice io sono stato malissimo, i miei genitori pensavano di avere un figlio perfetto ma non è questo, spero che lei dia la condanna ai veri responsabili". Le parole degli imputati hanno fatto scuotere molte teste tra i parenti delle vittime presenti in aula come quelle della mamma di Emma Fabini, Angela Tempesta e della zia della vittima, Roberta Tempesta, senza parole da replicare dopo quanto sentito. Raffaele Mormone ed Ugo Di Puorto, i due che hanno preso le condanne più alte, all’interno del carcere hanno iniziato un percorso di studi, sono seguiti dal Sert e stanno facendo un percorso terapeutico per uscire dalla dipendenza della droga. Di Puorto ha preso parte ad un progetto teatrale in carcere.

Gli avvocati delle difese aspetteranno le motivazioni della sentenza per procedere poi all’appello. Per loro comunque una prima soddisfazione nella riduzione delle pene rispetto a quanto si era prospettato con le richieste della Procura. "Sono contento ma comprendo il dolore e il dramma dei familiari delle vittime che è fuori discussione – ha commentato Carlo De Stavola, difensore di Di Puorto – noi andremo avanti per sostenere quello che abbiamo sostenuto in udienza e nelle nostre memorie perché sono convinto che la causa dell’innesco non è stata la capsaicina". De Stavola fa riferimento al macchinario del fumo, quello della ditta di San Marino che aveva allestito il palco quella sera e portato via la sera stessa della tragedia. "E’ stato sequestrato solo dopo – ha aggiunto il legale – ma non sappiamo se sia lo stesso di quella sera. Comunque non è stato mai analizzato, e se delle sostanze tossiche fossero uscite da lì sparando il fumo in scena quella sera? Noi della difesa avevamo chiesto un accertamento necessario ai fini della decisione per verificare se sugli indumenti sequestrati ci fossero altre sostanze chimiche e organiche diverse dalla capsaicina".

La difesa sostiene che una sola bomboletta non può aver generato quanto accaduto a Corinaldo. Pierfrancesco Rossi, legale di Di Puorto e di Mormone, parla di "un primo passo verso la verità, ne hanno bisogno anche le vittime e i feriti", e pensa già all’appello. In secondo grado cercheremo di dimostrare che la diffusione di capsaicina è in più punti – ha sottolineato Rossi – o sono state più bombolette a spruzzare o non è possibile dire che la bomboletta con sopra il Dna Di Puorto ha scatenato la fuga. Riteniamo una ipotesi alternativa, quella del fumo coreografico, una delle due macchine, la più potente è stata portata via nella immediatezza dei fatti quando doveva essere controllata".