Cile, il golpe 50 anni dopo "La mia fuga da Pinochet"

Ricardo Madrid, ex capo di Gabinetto di Sturani, racconta quei drammatici giorni

Cile, il golpe 50 anni dopo  "La mia fuga da Pinochet"
Cile, il golpe 50 anni dopo "La mia fuga da Pinochet"

La mattina dell’11 settembre 1973 Ricardo è uscito dalla sua casa di Santiago del Cile per capire cosa stesse accadendo. Gli aerei militari volavano basso e girava la voce che il presidente socialista Salvador Allende stava per essere vittima di un golpe orchestrato da quello che sarebbe diventato il sanguinario dittatore Augusto Pinochet Ugarte: "Una volta uscito non sono più tornato. Nella casa dei miei genitori, che appoggiavano la giunta militare mentre io ero la pecora nera della famiglia, ci sono tornato solo 17 anni più tardi. Dopo mesi di clandestinità, visto il mio ruolo attivo nella politica e dentro l’Università Cattolica di Valparaiso, un giorno sono entrato nell’ambasciata italiana. Ero salvo". Ricardo Madrid, all’epoca 24enne, ex capo ufficio di Gabinetto del sindaco Fabio Sturani, racconta la sua storia incredibile che dall’orrore del colpo di Stato in Cile, orchestrato dalla Cia e dagli Stati Uniti, lo ha portato fino ad Ancona dove si è sposato, messo su famiglia, lavorato e dove adesso si gode la meritata pensione.

Tutto parte da quell’11 settembre di mezzo secolo fa esatto: "La polizia militare fece irruzione nella pensione di Valparaiso dove io vivevo da studente, ma io ero rientrato a Santiago a casa dei miei – racconta Madrid – Durante la clandestinità il gruppo politico mi aveva organizzato la fuga in Francia, ma l’ingresso all’ambasciata è fallito e quindi sono entrato in quella italiana per chiedere asilo politico. Dopo un mese lì dentro finalmente la partenza con un volo Alitalia per Roma. Sono stati mesi difficili i primi a Roma dove, da profugo, ho fatto qualsiasi tipo di lavoro. La svolta nel 1974 quando mi hanno invitato a Bologna per un comizio del Cile. Parlai davanti a 10mila persone, ma perché dopo sul palco salivano gli Inti-Illimani. Lì, quel giorno, arrivò una telefonata da Ancona, che io non sapevo dove fosse, per partecipare a un evento sul Cile. La galassia progressista di sinistra all’epoca era molto viva qui, compreso il professor Borioni. Pochi giorni dopo mi arrivò l’offerta di un lavoro all’assessorato alla cultura della Provincia. Così è iniziato il mio rapporto con questa splendida città. Nel frattempo avevo conosciuto mia moglie, Claudia, la mia insegnante di italiano quando arrivai a Roma all’inizio del ‘74. Sono stato fortunato a finire qui, dove c’è gente seria".

Anni di lavoro i suoi nell’amministrazione comunale: "Dopo Sturani sono rimasto con il Commissario prefettizio; mi voleva anche Gramillano, ma nel frattempo avevo già maturato la pensione. La vittoria della destra? In fondo, a parte servizi sociali e cultura, il 90% del lavoro non è di destra o sinistra. Conosco Silvetti, è una persona per bene, ma faccia attenzione a quelli che lo circondano".

Pierfrancesco Curzi