Scritte, vandalismi e sfregi ovunque. Sui muri, sui portoni, ai piedi dei monumenti, nell’area giochi per bambini al parco del Passetto. E dal Q2 a Capodimonte, passando per la Baraccola, nessun quartiere si salva. Neppure il rione del Guasco, che ospita il vasto parco del Cardeto, punto di attrazione di tanti turisti, viene risparmiato dalla furia delle bombolette spray dei vandali. Episodi di degrado e diffusa sciatteria che continuano a...

Scritte, vandalismi e sfregi ovunque. Sui muri, sui portoni, ai piedi dei monumenti, nell’area giochi per bambini al parco del Passetto. E dal Q2 a Capodimonte, passando per la Baraccola, nessun quartiere si salva. Neppure il rione del Guasco, che ospita il vasto parco del Cardeto, punto di attrazione di tanti turisti, viene risparmiato dalla furia delle bombolette spray dei vandali.

Episodi di degrado e diffusa sciatteria che continuano a ripetersi, nonostante la presenza di 162 telecamere sparse in città. Telecamere come quelle che avrebbero dovuto immortalare i teppisti che hanno bersagliato le panchine e le ´isole tecnologiche´ dell’arredo urbano dei corsi Garibaldi e Mazzini, imbrattate più di un anno e mezzo fa e mai ripulite. Quelle sedute di marmo lungo il Corso sono difatti ancora macchiati. Anche i proiettori delle ´isole tecnologiche´ sono spenti e fungono ormai da lavagnetta per i vandali, che ci scrivono qualsiasi cosa. E poi, basta fare un giro da mare a mare, partendo dal Passetto in direzione porto antico per rendersi conto di quanto Ancona sia stritolata nella morsa dei baby vandali. Le ultime scritte sono state realizzate al Monumento del Passetto e sull’aeroplano di legno nel parco giochi dei laghetti. In quell’occasione, forse, venne sfregiata pure la targa in memoria di Virna Lisi, proprio sotto le spy cam che dovrebbero essere monitorate in tempo reale. Pochi giorni fa abbiamo scritto anche del centro storico: muri imbrattati in via Matas, via Matteotti, alla Corte d’Appello e alla sede della Corte dei Conti, dove le telecamere (e qui ce ne sono di sofisticate) non servono da deterrente. Certo è che i controlli non possono essere ovunque e gli amministratori, oltre alle solite considerazioni sul buon senso, dovrebbero prendere in mano la situazione, risolvendo concretamente il problema. Come? Incentivando la realizzazione di murales (opere d’arte degne di questo nome) e ripulendo gli sfregi. Perché non basta punire i colpevoli: servono anche piccoli segnali di rinascita per i quartieri della città, anche e soprattutto per arginare questo tipo di degrado in un capoluogo di regione. La teoria delle finestre rotte non è una novità: là dove c’è degrado, sarà altro degrado a proliferare.

Nicolò Moricci