Il 2021 è un anno doppiamente importante per la cultura ad Ancona. Non è solo l’anno della candidatura della città a ‘capitale’ italiana e lunedì si conoscerà il verdetto, ma anche il centenario della nascita di Franco Corelli. L’8 aprile 1921 vedeva la luce quello che molti considerano uno dei più grandi tenori della storia della lirica. C’è però chi lo considera "il più grande e il più completo tenore di tutti i tempi". E non per motivi di parentela, ma per competenze acquisite nel corso di una vita intera. E’ il cugino Marco, che per la ricorrenza aveva pensato a un progetto da presentare in Comune, e anche a un francobollo. Iniziative da legare proprio alla candidatura di Ancona come capitale culturale d’Italia, ma...

Il 2021 è un anno doppiamente importante per la cultura ad Ancona. Non è solo l’anno della candidatura della città a ‘capitale’ italiana e lunedì si conoscerà il verdetto, ma anche il centenario della nascita di Franco Corelli. L’8 aprile 1921 vedeva la luce quello che molti considerano uno dei più grandi tenori della storia della lirica. C’è però chi lo considera "il più grande e il più completo tenore di tutti i tempi". E non per motivi di parentela, ma per competenze acquisite nel corso di una vita intera. E’ il cugino Marco, che per la ricorrenza aveva pensato a un progetto da presentare in Comune, e anche a un francobollo. Iniziative da legare proprio alla candidatura di Ancona come capitale culturale d’Italia, ma per quest’anno, non per il 2022. Tutto ha preso una brutta piega a causa dell’arrivo del Covid-19.

"In Comune mi hanno detto che il progetto non era stato presentato – spiega Corelli –, ma che qualcosa si sarebbe fatto. Ancona ha rinunciato alla candidatura per il 2021, e così la capitale è rimasta Parma. Peccato, perché sarebbe stata una bellissima staffetta tra le due città". Il motivo è presto detto: "Quando Giuseppe Verdi decise di fare la data zero dell’Aida, prima del debutto al Cairo, non scelse la sua Parma, ma Ancona. Questo perché stimava i nostri coristi, e per il pubblico. Già allora si diceva che se un’opera fosse piaciuta ad Ancona sarebbe piaciuta in tutto il mondo. Anzi, si diceva che Ancona portava fortuna. Fino al 1943, anno del bombardamento del Teatro delle Muse, Ancona mantenne questa grande tradizione, che gravitava proprio attorno al teatro. Poi siamo stati capaci di perderla, a differenza di Parma, che l’ha sempre mantenuta".

Una tradizione musicale che pervadeva la casa dove Corelli nacque, visto che un po’ tutti i familiari cantavano, a cominciare dal padre. "Io seguivo sempre le prove del Coro Bellini. Ero un bambino, ed ho respirato, assorbito fin da allora la musica. Sono cresciuto in mezzo alla musica". Questo per dire che certe osservazioni che a qualcuno potrebbero apparire esagerate trovano linfa in una profonda conoscenza del belcanto, compresi i ‘trucchi del mestiere’. Ma a testimoniare inequivocabilmente la grandezza di Franco Corelli sono, a bando d’equivoci, anche i numeri. "Franco ha inaugurato la Scala di Milano per sette volte in dieci anni, fino a diventare il tenore ufficiale del teatro. Mario Del Monaco dovette andare negli Stati Uniti per non subire il confronto. Franco è stato l’unico artista, sia uomo che donna, a inaugurare per quattro volte contemporaneamente la Scala di Milano e il Metropolitan Opera House di New York. Alla Scala fece 170 sold-out. Non per niente lo chiamavano Mister Sold-Out, oltre che il Tenorissimo. Nessuno ha avuto una carriera come la sua".

Per fare un esempio, Marco Corelli cita Caruso: "Franco era molto più espressivo di Caruso, più colto dal punto di vista musicale. Caruso poi non aveva il do. La vocalità di Franco era senza limiti. Parlo da tecnico, non da ‘parente’. Lo ripeto: nessuno nella storia della lirica ha fatto una carriera come la sua, così rapida, così piena di soddisfazioni". Ad accrescere il successo di Franco Corelli era anche la sua straordinaria presenza scenica. "A differenza del classico tenore lui era alto, aveva una bella figura, un fisico sportivo. Nel 1940 fu campione italiano di nuoto e canottaggio, con la Stamura". Insomma, un vero mito, che non sempre la città ha celebrato nella giusta misura. Corelli è convinto che "il compito di un’amministrazione dovrebbe essere quello di erudire il popolo, di educarlo a riconoscere la grande arte, ad apprezzarla e a onorarla".

Raimondo Montesi