La discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo (Foto Ansa)
La discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo (Foto Ansa)

Corinaldo (Ancona), 6 agosto 2019 - Bulli e pupe. Dietro una banda senza freni spesso si legano anche figure femminili, necessarie per completare un quadro di disagio e di totale distanza dalle regole. È il caso della banda dei ‘modenesi’, alternativa e complementare ad altre organizzazioni territoriali di giovani dedite a odiose scorribande. Le stesse che tra il 7 e l’8 dicembre scorsi hanno portato alla morte di cinque minorenni e una giovane mamma a Corinaldo. L’inchiesta coordinata dalla procura di Ancona, tutt’altro che chiusa, ha già portato in carcere sette persone (sarebbero state otto, ma uno è deceduto il 23 aprile scorso). Dall’ordinanza delle misure cautelari sono emersi altri nomi, almeno una mezza dozzina, di giovani del Modenese che presto potrebbero raggiungere i loro coetanei. Tra di essi anche due ragazze.

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Colpisce la storia di una, in particolare, senza scrupoli e soprattutto senza padroni, pronta a rivolgersi al miglior offerente pur di vederle riconosciuto l’ammontare pattuito per la propria prestazione. Da qui la decisione della giovane di operare una sorta di doppio gioco. Tutto parte dalla decisione della ragazza di lasciare la banda emiliana per affiliarsi a quella dei ‘genovesi’. Dopo uno dei tanti colpi, assieme a Ugo Di Puorto, Andrea Cavallari (i due vertici dell’organizzazione stando agli inquirenti) e Souhaib Haddada, alla ragazza non era stata consegnata la propria parte.

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Da qui la decisione di passare ai rivali, con Di Puorto che, sempre secondo quanto compare dalle carte dell’ordinanza, le avrebbe chiesto di tornare a collaborare con loro, dopo averle promesso di saldare il debito pregresso. Risultato finale, la Eva Kant della via Emilia ha accettato e al tempo stesso, dopo uno dei colpi, avvisato i rivali liguri che hanno derubato Di Puorto delle collane rubate. C’è poi un’altra figura più o meno collaterale all’organizzazione criminale, giovanissima e amica dei soggetti oggi in carcere. Il suo ruolo all’interno della banda è iniziato come pura e semplice autista. A turno i banditi delle discoteche e dello spray la contattavano per chiederle di accompagnarli in questa o quella discoteca in giro per il centro-nord Italia utilizzando la sua auto.

In una delle intercettazioni telefoniche uno degli arrestati chiama la ragazza: «Ti ricordi cosa ti avevo detto ieri sera? Se ti volevi guadagnare qualcosa, io ti pagavo e tu mi accompagnavi. Cioè ti facevo la benza e ti davo altri soldi in più, magari ti davo 20-30 euro in più solo per te e per il disturbo». Tra richieste e chiarimenti la ragazza accetta e successivamente, oltre a fare da ‘tassista’ con la sua auto per alcuni membri dell’organizzazione, parteciperà fattivamente ad alcune operazioni. Non è ancora chiaro se la sera della tragedia di Corinaldo lei si trovasse alla Lanterna Azzurra. È invece certo ed è emerso dalle indagini che, dopo la strage di dicembre del 2018, i sodali abbiamo indetto uan sorta di patto del silenzio tra di loro. Patto che ora viene messo duramente alla prova dagli interrogatori dei singoli membri della banda.