Corinaldo (Ancona), 18 gennaio 2019 - «Quella stella tatuata sulla fronte non ci appartiene». A distanza di un mese e mezzo dalla strage della ‘Lanterna Azzurra Clubbing’, c’è rabbia, ma anche tanto dolore nelle parole di Giuseppe Orlandi, il papà di Mattia, il 15enne di Frontone deceduto la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 nella discoteca dov’era in programma un concerto del trapper Sfera Ebbasta

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Lei e gli altri genitori delle vittime prendete le distanze dal tatuaggio (sei stelline sulla fronte, una per ogni vittima) che il trapper si è tatuato sulla fronte. 
«Parlo a nome mio e di mia moglie Paola, ma anche degli altri genitori dei ragazzi morti, del marito di Eleonora, perché quelle stelline non ci rappresentano. La stella di mio figlio non brilla più e nemmeno quella delle altre vittime». 

Come mai ha deciso di parlare adesso, a distanza di più di un mese da quella maledetta sera? 
«Perché doveva essere una serata di festa, tranquilla, invece ci siamo accorti che esistono dei personaggi inseriti nella nostra quotidianità, nel nostro tessuto sociale, in mezzo a noi, a nostra insaputa che hanno avuto il coraggio di speculare sulla vita di questi poveri martiri». 

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Si riferisce a qualcuno in particolare?
«Fare nomi e cognomi non serve, ognuno deve fare i conti con la propria coscienza e prima o poi dovrà guardarsi allo specchio».

Lei vede suo figlio come un martire? 
«Non vorrei offendere nessuno, ma sì. Questi ragazzi saranno ricordati per la sciagurata fine che hanno fatto proprio come dei martiri, non hanno nemmeno potuto reagire. Spero solo che quei lunghi attimi atroci siano per loro passati velocemente, non si può parlare di destino». 

Lei chiede giustizia… 
«Mi auguro che le persone che hanno una responsabilità, riguardo a questa dolorosa vicenda, paghino con la giusta pena che sarà loro inflitta. Dalla responsabilità più piccola alla più grande, e questo lo deciderà la Magistratura».

Punta il dito su qualcuno in particolare? 

«No, quello che mi preme rimarcare è che sicuramente qualcosa non ha funzionato. Ci sono Enti che dovrebbero vigilare e tutelare chi decide di passare una serata in compagnia, perché non si può perdere la vita per partecipare ad un concerto. I giovani sono il nostro futuro, e vanno tutelati». 

Suo figlio era un fan di Sfera?
«Lui aveva una mini car, e quando saliva in macchina ascoltava spesso le sue canzoni». 

Sono dieci gli indagati per la strage della ‘Lanterna Azzurra Clubbing’, cosa si sente di dire a loro? 
«Sempre che riescano ad addormentarsi, spero che ogni giorno, quando sorge il sole, il loro primo pensiero sia per quei sei martiri che il sole non potranno più vederlo. Quello che ci è stato tolto non si può descrivere». 

Asia Nasoni

Se la sente di dirci il suo stato d’animo? 
«Posso assicurare che a volte l’angoscia e l’ansia che si manifestano all’improvviso mi accompagnano per tutta la giornata, e mi mettono talmente paura, che penso che se continuerà così rischierò d’impazzire. E mi auguro che i responsabili riescano a sentire nella propria anima quello che sentiamo noi genitori. A patto che un’anima ce l’abbiano». 

Lei è credente? 
«Sì, abbastanza. Prego perché tragedie come questa non accadano più. Abbraccio tutte quelle persone che quella tragica notte hanno dovuto subire quello che abbiamo subito io e la mia famiglia, e spero che Dio ci benedica e ci dia la forza per ripartire e andare avanti».