Corinaldo (Ancona), 13 gennaio 2019 - Non è ancora una guerra aperta. Ma sta per essere dichiarata. Gli avvocati delle famiglie dei ragazzi morti e gravemente feriti della Lanterna Azzurra hanno deciso di ricorrere all’Ordine degli avvocati di Ancona per fare chiarezza sul metodo e sul comportamento professionale che sta seguendo il loro collega Corrado Canafoglia, 51 anni, di Senigallia, responsabile regionale dell’Unione nazionale consumatori. Il quale ha fatto irruzione nell’inchiesta sulla strage raccogliendo la delega a tutelarli di almeno 300 ragazzi presenti la notte della strage all’interno della discoteca di Corinaldo. Dovrà rappresentarli in sede di processo al fine di un risarcimento danni. 

Ma questo reclutamento indistinto di persone (in ipotesi potrebbe arrivare ad oltre un migliaio di deleghe, pari al numero di presenti nella discoteca quella notte) rischirebbe, secondo gli avvocati delle vittime, di compromettere la fluidità delle indagini, ingolferebbe l’acquisizione di prove perché moltissimi giovani avrebbero dato video e foto all’avvocato Canafoglia prima ancora che ai magistrati e i carabinieri tanto che gli inquirenti hanno dovuto eseguire dei sequestri per ottenere quel materiale dai ragazzi, oltre a complicare il lavoro degli inquirenti con l’ipotesi più che fondata che la mancanza di una notifica solo ad una delle parti offese potrebbe far slittare atti, udienze e processo di mesi o di anni. Timori fondati?

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Una risposta potrà darla la procura ma chi è l’avvocato Corrado Canafoglia? I suoi clienti, interessati dai grandi fatti (Banca Marche, alluvione di Senigallia, ora la strage di Corinaldo), li trova soprattutto convocando assemblee e mega riunioni negli alberghi. Che richiamano cinquanta, cento, trecento persone fino a numeri da palazzetto dello sport come i quasi 2500 azionisti di banca Marche che gli hanno firmato deleghe per procedere contro gli ex vertici dell’istituto di credito fallito. 

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Qualche giorno fa l’avvocato Corrado Canafoglia ha informato la stampa che sta facendo anche indagini in proprio, forte di quella delega da parte di centinaia di famiglie i cui figli erano presenti la notte della strage alla Lanterna Azzurra. I quali, almeno la stragrande maggioranza di loro, non hanno riportato ferite ma solo paura.

Asia Nasoni

Molti però dispongono di certificati medici per un solo giorno di prognosi, più che sufficiente per avere titolo a costituirsi parte offese e in udienza preliminare parte civile. Ma le deleghe di 300 persone non sarà il numero definitivo. L’avvocato Canafoglia, essendo il legale del gruppo «Giustizia per le vittime della Lanterna Azzurra», sta per acquisire una nuova ondata di mandati legali visto che sarà l’invitato principale dell’assemblea prevista per martedì 15 gennaio alle 21 nella sala polivalente di Corinaldo, insieme al sindaco Matteo Principi «...per capire cosa fare concretamente – si legge nel volantino firmata da un’associazione locale – per dare giustizia ai nostri figli». E ancora: «L’invito è rivolto a tutti i genitori dei ragazzi presenti alla Lanterna e a tutte le persone direttamente coinvolte». Che in altre parole significa: tutti coloro che non erano quella notte in discoteca possono rimanere a casa che non sono richiesti. 

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Questo modo di procedere ha spinto gli avvocati delle vittime e dei feriti più gravi a muoversi nei confronti del collega Canafoglia ricorrendo sia all’Ordine degli avvocati che alla procura in modo che verifichino la legittimità di questo comportamento professionale e delle implicazioni anche economiche che la class action della tragedia può significare. La segnalazione sarà inviata, per quanto riguarda l’Ordine di Ancona, al presidente Serenella Bachiocco.