Jesi (Ancona), 8 aprile 2020 – Tre settimane di ospedale di cui otto giorni in Terapia semi-intensiva ma finalmente ora Emanuele Pascucci, ex giocatore della Jesina. Ora è a casa, anche se in isolamento con i familiari che gli portano cibo e tutto ciò di cui ha bisogno fuori dalla porta della camera. Ad accoglierlo lunedì dai balconi del suo palazzo e di quelli vicini tante persone che da giorni attendevano la buona notizia (VIDEO). A risuonare le note della canzone ‘Uno su mille ce la fa’ di Gianni Morandi.

Lui esce dall’ambulanza con la mascherina, saluta tutti con la mano e non può far a meno di commuoversi. Con lui la moglie i suoi tre figli e anche i vicini. Tutti a riprendere coi telefonini un momento indimenticabile. Emanuele Pascucci, manager di una multinazionale lavora in Lombardia ed era stato in quarantena due settimane dopo una riunione di lavoro a Monza, ma non è bastato. O forse ha contratto il virus in città, semplicemente andando a fare la spesa o qualche commissione.

Per questo vuole lanciare un appello: “Bisogna restare a casa. Questo virus è in grado di uccidere. Io ho rischiato e visto tante persone stare veramente male, durante la mia permanenza in ospedale. Il virus si diffonde in maniera incredibile”. Per otto giorni, è stato ricoverato nel reparto di terapia semi-intensiva dell’ospedale Carlo Urbani. “Ho pensato al peggio, ma ho cercato di leggere tutto in positivo. Pensare che ce l’avrei fatta. Mia moglie mi ha aiutato molto confortandomi coi suoi messaggini e dicendomi che i nostri figli erano tranquilli. Non era così, l’ho scoperto guardando i loro occhi al mio rientro”.

“Per otto giorni non potevo muovermi, avevo il casco per l’ossigeno che mi rendeva impossibile fare qualsiasi cosa. Un forte dolore per i continui prelievi che sono costretti a fare ogni poche ore. Non riuscivo nemmeno a mandare o leggere messaggi. E’ durissima a livello sia fisico che psicologico. Sai stai correndo un rischio altissimo e che devi combattere da solo contro un nemico mortale. Voglio ringraziare tantissimo il personale, medico, infermieristico e oss che ogni giorno rischia la propria vita per salvare quella degli altri. Per me sono dei veri eroi".

Pascucci un ringraziamento lo deve al suo medico di base Roberto Montanari e al suo amico e medico Giovanni Vignetti: “Avevo un saturimetro in casa e quando ho visto che il valore scendeva e la febbre no, loro mi hanno raccomandato di andare subito in ospedale per fare una radiografia ai polmoni. Sono corso in ospedale con 39,5 di febbre: una decisione che probabilmente mi ha salvato la vita”.