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17 gen 2022

Green pass falsi Ancona: tutti gli uomini (e le donne) della carta verde 'facile'

Ancona, dietro l’infermiere arrestato per le vaccinazioni simulate si profila un plotone sempre più vasto di procacciatori interessati ai soldi

17 gen 2022
andrea massaro
Cronaca
L’infermiere Emanuele Luchetti mentre viene portato in tribunale dalla polizia giudiziaria
L’infermiere Emanuele Luchetti mentre viene portato in tribunale dalla polizia giudiziaria
L’infermiere Emanuele Luchetti mentre viene portato in tribunale dalla polizia giudiziaria
L’infermiere Emanuele Luchetti mentre viene portato in tribunale dalla polizia giudiziaria

Ancona, 17 gennaio 2022 - Finti vaccini, veri approfittatori. Un plotone di furbi pronto a sganciare fino a mille euro per poter mettersi in tasca senza fatica il Green pass. Un giro, quello scoperchiato dalla Procura di Ancona, tutt’altro che chiuso. D’altronde le carte dell’inchiesta parlano chiaro. Nelle duecento pagine di ordinanza con cui il pm Ruggero Dicuonzo ha chiesto e ottenuto dal Gip del tribunale di Ancona le cinquanta misure cautelari (45 obblighi di dimora, una custodia in carcere e 4 ai domiciliari), è evidente il coinvolgimento di altre persone che hanno avuto un ruolo più o meno attivo nella vicenda.

C’è chi ha dato fattivamente una mano a Emanuele Luchetti, l’infermiere 50enne di Falconara attorno a cui ruota il sistema di finte somministrazioni; chi si è interessato per ottenere vantaggi personali; chi lo ha fatto per assicurarsi clientela e favori futuri. Insomma, un mondo variegato e approfittatore che aveva come unico comun denominatore il controllo delinquenziale dei vaccini. Non importa che fine facessero. Quel che contava veramente è che ognuno traesse, dal gesto ignobile di spuzzare il siero in un bidone o per sfregio sui camici da lavoro, un vantaggio.

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La conferma della tesi investigativa, è stata corroborata dalle parole dell’infermiere nel corso dei due interrogatori, prima davanti al Gip e poi con il pm in tribunale. Luchetti, perno dell’inchiesta, ma evidentemente non deus ex machina dell’intero sistema, ha confermato i sospetti degli inquirenti, fornendo materiale importante per il prosieguo delle indagini e confermando particolari che disegnano un giro molto più complesso e vorticoso di quello sinora emerso dalle carte. Gli sviluppi dell’indagine si intersecano con l’iter giudiziario che proprio questa mattina vedrà protagonista un altro arrestato, l’avvocato anconetano Gabriele Galeazzi, considerata figura importante nello scacchiere, sebbene dalle carte non emergano evidenti episodi corruttivi e passaggi di danaro. Galeazzi, agli arresti domiciliari, comparirà davanti al Gip per l’interrogatorio di garanzia.

L’impressione è che l’avvocato vorrà fornire ogni chiarimento a sua discolpa. Secondo l’accusa avrebbe messo Luchetti in contatto con il ristoratore civitanovese Daniele Mecozzi. Quest’ultimo, che davanti al Gip ha già fatto scena muta, avrebbe ingrassato il sistema di finte di vaccinazioni portando ad Ancona gente di sua conoscenza. Amici degli amici, tutti uniti dalla ferma convinzione di non vaccinarsi e spinti dalla necessità impellente del Green pass dopo la stretta del Governo. Intermediario importante, dunque. Ma evidentemente non il solo.

Sono molti quelli che hanno contribuito a oliare il meccanismo, facendo ognuno la propria parte. Alcuni, stando alla ricostruzione degli inquirenti, ci avrebbero guadagnato: l’infermiere, a cui sono stati sequestrati 18mila euro considerati provento dell’attività illecita, il ristoratore di Civitanova, l’imprenditore edile Stefano Galli, la banconiera di supermercato Maria Zeleniuschi. Una banda di procacciatori che a quanto pare è più consistente e avrebbe avuto l’appoggio anche di persone fuori regione. La cupola no vax che tira i fili del raggiro appare solo frutto di un romanzo mentale. La realtà è più quella di un gruppo di approfittatori trasversale a ogni ceto sociale e professionale, disposti a tutto pur di avere un vantaggio personale.

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