Al via la caccia al cinghiale. Esultano i cacciatori, protestano le associazioni animaliste. E’ infatti stato firmato ieri dal prefetto Antonio D’Acunto il nulla osta che, a partire da oggi, permette la caccia al cinghiale in forma collettiva. "Il prefetto – scrive Mirco Carloni vice Presidente e Assessore alla Caccia e pesca sportiva della Regione...

Al via la caccia al cinghiale. Esultano i cacciatori, protestano le associazioni animaliste. E’ infatti stato firmato ieri dal prefetto Antonio D’Acunto il nulla osta che, a partire da oggi, permette la caccia al cinghiale in forma collettiva. "Il prefetto – scrive Mirco Carloni vice Presidente e Assessore alla Caccia e pesca sportiva della Regione Marche - ha espresso un parere positivo alla nostra richiesta avanzata subito dopo che le Marche sono diventate zona arancione, con la conseguenza per la caccia di limitare gli spostamenti al solo comune di residenza. Ci siamo quindi attivati lunedì mattina scrivendo al prefetto con l’obiettivo di trovare una soluzione per consentire di proseguire il prelievo del cinghiale in forma collettiva. Con la volontà di operare nel rispetto delle norme, abbiamo subito valutato la necessità di chiedere apposita autorizzazione, illustrandogli le esigenze e le problematiche causate dal cinghiale, al fine di consentire la mobilità dei componenti delle squadre e dei gruppi di girata". La scelta di riaprirla però, secondo L’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) "In particolare quella in forma collettiva, con libera mobilità in tutta la regione e con la reale impossibilità di distanziamento sociale, viola quel principio di precauzione necessario nel contenere ogni rischio di diffusione del Covid-19 e nel nome del quale tutti i cittadini hanno dovuto rinunciare alle proprie attività, persino ad una gita fuori del proprio comune di residenza. Per questo preghiamo il prefetto a rivedere tale pericolosa autorizzazione. L’Enpa ribadisce poi come "il Dpcm parla chiaro: nelle zone arancioni si può uscire fuori dal comune di residenza solo per comprovate ragioni di studio, lavoro, salute o necessità. La caccia – conclude – non è certo tra queste".