A seicento giorni dalla notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, dopo 7 udienze davanti al gup di Ancona, Paola Moscaroli, è arrivata la sentenza di primo grado per la strage davanti al ‘Lanterna Azzurra Clubbing’ di Corinaldo. Primo epilogo di una vicenda dolorosa: per i familiari delle sei vittime e dei quasi duecento feriti, per le Marche e per tutto il Paese; una vicenda che è stata ricostruita nel corso del procedimento, che si è svolto con il rito abbreviato. Quella notte...

A seicento giorni dalla notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, dopo 7 udienze davanti al gup di Ancona, Paola Moscaroli, è arrivata la sentenza di primo grado per la strage davanti al ‘Lanterna Azzurra Clubbing’ di Corinaldo. Primo epilogo di una vicenda dolorosa: per i familiari delle sei vittime e dei quasi duecento feriti, per le Marche e per tutto il Paese; una vicenda che è stata ricostruita nel corso del procedimento, che si è svolto con il rito abbreviato. Quella notte erano in 1.400 dentro il locale, la maggior parte adolescenti: aspettavano l’esibizione di Sfera Ebbasta. Tra il pubblico, anche sei ventenni della bassa Modenese, che proprio quella notte avevano in mente di ripetere ciò che secondo la procura di Ancona avevano fatto, in precedenza, in diversi locali notturni di mezza Italia: rubare oggetti preziosi ai ragazzini, utilizzando una sostanza urticante per distrarli.

Quella notte, la banda era al completo: Ugo Di Puorto, Andrea Cavallari, Moez Akari, Raffaele Mormone, Souhaib Haddada e Badr Amouiyah. I pm Valentina Bavai e Paolo Gubinelli li hanno accusati di omicidio preterintenzionale, associazione per delinquere, lesioni personali anche gravi e singoli episodi di rapine e furti con strappo. Sfera Ebbasta è in ritardo e intorno all’1 di notte scatta il piano: Di Puorto, che per gli inquirenti sarebbe il capo della banda, spruzza nell’aria una sostanza urticante al peperoncino: sulla bomboletta, ritrovata sul pavimento del locale qualche ora dopo, è stata rintracciata una sua impronta. Nel locale, stracolmo ben oltre il consentito, i ragazzi respirano a fatica e cercano di uscire velocemente all’aperto: in tanti, in troppi, si dirigono verso la stessa uscita di sicurezza, la numero 3, che diventa una trappola mortale. Ci si spinge, ci si calpesta e sotto il peso di decine di persone crolla il ponticello che dall’uscita di sicurezza porta nel piazzale antistante il locale. E’ il panico. In quella calca perdono la vita in sei: Asia Nasoni, 14 anni di Marotta, Emma Fabini, 14 anni, e Daniele Pongetti, 16 anni, entrambi di Senigallia, Benedetta Vitali, 15 anni di Fano, Mattia Orlandi, 15 anni di Frontone, e Eleonora Girolimini, 39 anni di Senigallia, che con il suo corpo ha protetto Gemma, la figlia 11enne che aveva accompagnato a quella serata. I feriti sono quasi 200. Sulla strage, la procura di Ancona ha aperto due inchieste e la prima è quella che si è risolta in parte ieri.