Frana, Ancona
Frana, Ancona

Ancona, 12 settembre 2015 - Falesia della Palombella minacciata dalle frane: ci sono due notizie, una buona e una cattiva. La buona è che l’amministrazione comunale effettuerà una serie di interventi sull’intero tratto della falesia, dalla rimozione dei detriti venuti giù tra marzo ed aprile all’applicazione di nuovi pozzi drenanti, passando per un’attenta opera di monitoraggio; insomma, qualcosa di simile, sebbene con impatti inferiori, a quanto fatto oltre trent’anni fa per la grande frana di Posatora che scendendo a mare cancellò tre quartieri.

C’è, tuttavia, un rovescio della medaglia. L’intervento previsto entro questa estate, quanto meno una parte, è stato posticipato, forse, al 2016: «Non possiamo intervenire – spiega il dirigente dei lavori pubblici del Comune di Ancona, Luciano Lucchetti – le limitazioni imposte dalla spending review rendono impossibile ogni nostro intervento su quella frana. Non abbiamo soldi in cassa per quel capitolo di spesa». Sorge spontaneo un dubbio: perché lo stesso Lucchetti, ma soprattutto l’assessore alle manutenzioni Stefano Foresi, il giorno del secondo smottamento, 7 aprile 2015, si sono lasciati andare a queste dichiarazioni, riportate dal Carlino: «Interverremo non appena le condizioni meteo ce lo consentiranno. Col terreno reso costantemente umido dalle piogge non riusciremmo ad avviare la bonifica. Facciamo passare qualche settimana di tempo buono e passeremo all’azione».

Dal 7 aprile al 10 settembre, specie durante la stagione estiva, di giornate senza precipitazioni ce ne sono state a volontà; eppure alla Palombella, specie all’altezza del civico 53 dove si è verificata la minaccia più consistente, i residenti non hanno visto entrate in azione le ruspe. Dunque fino al 2016 nessun intervento sulla falesia, con tutti i rischi del caso.

Settembre-novembre è, in generale, il periodo di massimo rischio per quanto riguarda le precipitazioni. Una serie di giornate nere, con piogge intense e costanti e il pericolo che pezzi di falesia si stacchino, trascinando a valle tonnellate di fango, detriti e acqua diventa reale. Se, nel frattempo, da aprile ad oggi, le cose a livello di bilanci sono cambiate, magari gli stessi amministratori avrebbero dovuto comunicarlo ai diretti interessati: «Sono settimane, mesi che proviamo a contattare il Comune, chiedendo un incontro all’assessore o un sopralluogo – tuonano i residenti – Non sono riusciti a trovare un secondo per noi, promettendo un incontro e un intervento a stretto giro di posta».

La falesia oggi è coperta di vegetazione e la massa di detriti colata giù a marzo riempie lo spazio tra le case. I pozzi drenanti realizzati gli anni scorsi non recepiscono più acqua e le imboccature sono coperte a causa dei leggeri, ma costanti movimenti del terreno. L’anno prossimo, stando a Lucchetti, tutti i problemi verranno risolti, potenziando addirittura il monitoraggio. Ma fino ad allora che ne sarà di quella falesia? Quei giorni di inizio marzo, con un secondo passaggio esattamente un mese dopo, aveva interessato una dozzina di punti dellafalesia, tutti concentrati in circa 3-400 metri. Il più consistente aveva portato a terra tonnellate di detriti, sfiorando diverse abitazioni.