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27 mag 2022

"Giro la chiavetta e addio 2500 euro"

27 mag 2022

La famiglia Bigoni è una delle più storiche della marineria dorica, con l’attività della pesca passata di generazione in generazione. Oggi l’impresa è nelle mani di Enrico Bigoni, tra i leader del settore dorico a livello di organizzazione rappresentante. Secondo l’armatore anconetano la situazione è drammatica: "Il settore non è in crisi, è proprio morto – attacca Bigoni, anche lui nel corteo partito dal Mandracchio – Una imbarcazione come la mia, con cinque persone d’equipaggio, appena giro la chiavetta ci sono 2.500 euro che se ne vanno e altri 1.000 euro di spese tutti i giorni. Sono solo spese con il prezzo del gasolio a 1,10-1,20 al giorno come lo stiamo pagando adesso. Praticamente andiamo fuori con la speranza che non succeda niente perché tutto quello che incassiamo lo dobbiamo ridare per le spese. È possibile andare a lavorare in questo modo secondo lei? Al governo chiediamo l’abbassamento del prezzo del gasolio. Una crisi di questo tipo non si era mai verificata in passato. Ci stanno togliendo la dignità di lavoratori, la dignità di persone, di padri, non è possibile andare avanti così" aggiunge l’armatore anconetano.

L’essenza della protesta delle marineria andata in scena ieri ad Ancona nelle parole di Enrico Bigoni, armatore, componente del cda della cooperativa pescatori di Ancona e cugino di Luciano Bigoni, una delle vittime dell’affondamento del rimorchiatore Franco P. Bigoni ha espresso i motivi dell’iniziativa delle centinaia di persone, tra armatori e pescatori delle marinerie marchigiane e abruzzesi, che si sono radunate al porto di Ancona contro il caro carburante che affligge il settore. La protesta, oltre che con gli striscioni è stata veicolata anche attraverso cori nei quali i pescatori hanno chiesto a più riprese un intervento dello Stato e con il lancio di alcuni fumogeni. "Il settore è morto - ha lamentato Bigoni – e i pescatori poveretti sono costretti ad andare in mare per allungare l’agonia, ma se vanno in mare riescono magari a mettere qualche toppa a fine mese, noi che invece stiamo fermi andiamo tutti in fallimento. Abbiamo superato il momento durissimo della pandemia e in passato altri periodi neri per il nostro settore, ma adesso siamo alla resa dei conti".

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