Ancona, 21 giugno 2018 – “Questo appello ha una doppia finalità: trovare casi simili per allargare la responsabilità di Claudio Pinti (foto) e preservare la salute di chi ha avuto rapporti con lui, perché chi si attiva subito potrebbe avere un risvolto della malattia più contenuto”. Con le parole del capo della Squadra Mobile di Ancona il caso dell’untore di Hiv finisce a ‘Chi l’ha visto?’.

Nella puntata andata in onda ieri è proprio Carlo Pinto a ricostruire la vicenda dell’uomo che negli ultimi dieci anni ha seminato il virus consumando rapporti sessuali non protetti. Donne, uomini, trans: Pinti ha rivelato di essere andato a letto con 228 persone. Gente conosciuta in modi diversi, soprattutto su internet.

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Claudio Pinti

Per risalire alle singole identità la Procura di Ancona ha incaricato il tecnico informatico Luca Russo. Quest’ultimo ai microfoni di ‘Chi l’ha visto?’ rivela: “La difficoltà è che non sappiamo quanti social e quanti siti abbia visitato Pinti”. “Inoltre – aggiunge – non è facile identificare le persone perché i nomi che appaiono su internet non sempre sono reali”.

Di certo c’è la malattia contratta da Claudio Pinti, della quale l’autotrasportatore è consapevole dal 2008. “Ma l’Hiv non esiste”, ha spiegato ai poliziotti che sono andati ad arrestarlo. Eppure, a causa di questa patologia di recente è morta la sua ex compagna, con la quale aveva convissuto per otto anni. Nel caso il decesso fosse addebitato all'untore, si aggraverebbero anche i termini dell’accusa: arrestato per lesioni personali gravissime e per aver causato con dolo una malattia insanabile, dovrebbe rispondere anche di omicidio volontario.

A Polverigi, dove la coppia viveva, lo hanno già condannato: “È un mostro”. Davanti alle telecamere di Rai Tre una paesana racconta: “Noi sapevamo che la sua compagna avesse un male incurabile, ma Claudio aveva minacciato un po’ tutti chiedendo di stare zitti riguardo a questa situazione”. Un silenzio che ora la polizia intende spezzare: "Chi ha avuto rapporti sessuali non protetti con Pinti non abbia paura di parlare e si metta subito in contatto con noi".