di Marina Verdenelli Internet e i social network sempre più alla portata dei bambini che rischiano di cadere in sfide più grandi della loro età di cui non percepiscono il pericolo. Il caso di Palermo prima e Bari poi sta mettendo in allarme le famiglie e la società sempre più costretta ad affidarsi ai dispositivi virtuali per socializzare in tempi di pandemia. Il Carlino ha interpellato Cinzia Grucci, dirigente compartimento polizia postale e comunicazione delle Marche, per capire cosa sta succedendo. Cinzia Grucci, c’è un allarme Tik Tok anche da noi? "Non abbiamo segnalazioni di un utilizzo preoccupante di questo social ma qualora...

di Marina Verdenelli

Internet e i social network sempre più alla portata dei bambini che rischiano di cadere in sfide più grandi della loro età di cui non percepiscono il pericolo. Il caso di Palermo prima e Bari poi sta mettendo in allarme le famiglie e la società sempre più costretta ad affidarsi ai dispositivi virtuali per socializzare in tempi di pandemia. Il Carlino ha interpellato Cinzia Grucci, dirigente compartimento polizia postale e comunicazione delle Marche, per capire cosa sta succedendo.

Cinzia Grucci, c’è un allarme Tik Tok anche da noi?

"Non abbiamo segnalazioni di un utilizzo preoccupante di questo social ma qualora arrivassero segnalazioni è difficile intervenire. Tik Tok è cinese, non fa filtri sui contenuti come accade invece per un suo simile, YouTube. Qui dietro c’è Microsoft e certi video li bloccherebbe subito senza farli girare se spingono ad emulare qualcosa di pericoloso. Cosa che non accade per Tik Tok dove passa tutto senza un controllo preventivo. Quindi anche noi operatori se dobbiamo intervenire facciamo fatica, la pratica da mettere in atto non è semplice, vogliono una rogatoria, rischiamo di arrivare quando ormai è tardi. In Tik Tok come anche in Instagram bisogna essere follower per vedere i profili e monitorare".

Tik Tok quindi è pericoloso?

"E’ uno strumento che di per sé non lo sarebbe come qualsiasi strumento ma può diventarlo se non è nelle giuste mani perché nel suo utilizzo non adotta criteri selettivi. Ci sono artisti che sono emersi su Tik Tok, sono diventati famosi. C’è anche un buon uso. Il nostro garante in Italia non può limitarne l’utilizzo ai minori di 14 anni perché chi lo gestisce sta in Cina ma può sconsigliarlo vivamente".

Quindi sta al gestore frenare certi utilizzi?

"Sì, facendo un esempio: se viene trasmesso qualcosa con You Tube che non va bene, l’America lo rimuoverebbe subito, cioè il tempo necessario che impieghiamo per fare la segnalazione e quello del fuso orario. Con la Cina non è così. Con You Tube c’è anche successo che non ha ravvisato quello che per noi poteva essere un pericolo. Tempo fa segnalammo un rap che aveva girato un video al cimitero. Chiedemmo di rimuoverlo ma dall’America ci risposero che quella era una forma d’arte".

I bambini si avvicinano sempre più in tenera età ai social, che sta succedendo?

"Questo è un fenomeno anche legato al tempo che stiamo vivendo. L’impossibilità di vedere gli amici nel pomeriggio, di un contatto fisico con loro per via del Coronavirus che confina tutti a casa, porta i bambini ad entrare nelle chat virtuali per fare nuove amicizie. Un bambino non ha malizia, è vulnerabile, vede certe sfide come un gioco con cui però poi si fa male. Avvicinarsi a queste amicizie può avere conseguenze come quelle che abbiamo visto con i due bambini di 9 e 10 anni".

E’ normale avere un cellulare a 10 anni?

"E’ la moda, spesso li regalano per la comunione, per il compleanno, poi però i genitori si dimenticano che così come insegnano ai bambini ad attraversare la strade, prendendoli per mano, devono insegnare loro il corretto utilizzo del telefonino perché un cellulare è un ponte sul mondo. E’ bene inserire dei filtri per controllare dove navigano, e il parental control che limita contenuti non adatti ai bambini".