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20 apr 2022

Il servizio garantito in pandemia con sacrificio

Certo non deve essere facile per la direzione di Conerobus accettare l’idea che alcuni dipendenti dell’azienda possano aver tenuto comportamenti penalmente rilevanti.

L’inchiesta è all’inizio e per ora si deve parlare di presunzione di reato. Detto questo si tratta dell’ultimo nodo affrontato negli ultimi 26 mesi, ossia dall’inizio della pandemia che ha segnato la vita e l’esistenza delle persone, ma anche del tessuto sociale ed economico del territorio. Le limitazioni imposte dalle regole anti-Covid hanno lasciato segni profondi sul bilancio dell’azienda del trasporto pubblico locale di Ancona. Prima il lockdown assoluto, poi le limitazioni della capienza dei mezzi, dall’80% nella fase meno acuta fino addirittura al 50% nel periodo più nero. Meno passeggeri ha voluto dire anche meno bigliettazione e abbonamenti e dunque un calo degli introiti. Passato il periodo peggiore dell’infezione da Coronavirus, grazie ai vaccini, è scoppiata poi la grana del Green pass in azienda.

Quando il provvedimento del governo, vidimato dal Comitato tecnico scientifico, è diventato operativo in azienda si è inizialmente verificata una sorta di ‘diaspora’.

Oltre 50 autisti non hanno accettato di sottoporsi al vaccino anti-Covid preferendo andare avanti con i tamponi. Il numero dei ‘ribelli’ è andato poi via via riducendosi anche perché alcuni sono rimasti a casa senza lavoro e senza stipendio per diversi mesi. Ciò ha prodotto anche un taglio delle corse sia delle linee urbane che extraurbane e disagi per l’utenza. Un’azienda che sta compiendo sforzi enormi per garantire un servizio fondamentale per la crescita della città.

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