Impianto fotovoltaico, la protesta del comitato arriva sulle strade del Giro d’Italia femminile

Nel mirino il progetto del Monte Strega: i residenti pronti anche alla richiesta di risarcimento danni.

Impianto fotovoltaico, la protesta del comitato arriva sulle strade del Giro d’Italia femminile

Impianto fotovoltaico, la protesta del comitato arriva sulle strade del Giro d’Italia femminile

"No alla devastazione del territorio con mega campi di fotovoltaico a terra". Lo grideranno gli striscioni affissi in strada a Monterosso stazione dal comitato Monte Strega per il passaggio del Giro d’Italia femminile. Verranno esposti manifesti e banner al passaggio del Giro rosa per tenere alta l’attenzione sulla questione. "Domani (oggi, ndr) – spiegano dal comitato - transiterà nella strada adiacente ai campi fotovoltaici il Giro d’Italia di ciclismo femminile. Nell’occasione si cercherà di far conoscere il problema che ha visto impegnato il comitato da giugno dello scorso anno, non appena si è venuti a conoscenza di quanto si stava facendo nel più assoluto silenzio. Il comitato sta presentando un ricorso sulla base della convenzione europea di Aarhus, sottoscritto anche dall’Italia, secondo la quale gli interventi in materia ambientale necessitano della piena conoscenza e della partecipazione dei cittadini, cosa che invece, non c’è stata neppure in minima parte". Ma non è tutto perché "alcuni cittadini proprietari delle abitazioni collocate nell’area adiacente agli impianti fotovoltaici autorizzati stanno preparando, con il supporto dei tecnici, la richiesta di risarcimento dei danni al patrimonio immobiliare qualora gli impianti venissero realizzati" aggiungono. "L’attenzione di questi due-tre ultimi mesi – rimarcano del comitato Monte Strega - è stata rivolta al campo fotovoltaico di Paterno, frazione di Fabriano, e al progetto delle devastanti pale eoliche sul Monte Mesola, al quale sembra si sia aggiunto ora un identico progetto eolico nel vicino Comune di Pergola. Abbiamo condiviso e condivide la ‘resistenza’ della società civile del territorio nell’opporsi al grave danno paesaggistico che verrebbe a determinarsi nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano. Questo territorio, dopo la crisi delle attività industriali, riteneva di poter contare sulle risorse paesaggistiche ed ambientali, venendo meno le quali ci si troverebbe senza alcuna seria prospettiva per altre possibilità di sviluppo e di futuro, ed anche di conservazione dei necessari equilibri vitali. Ci chiediamo ancora – concludono dal comitato - come sia stato possibile dare l’autorizzazione in un’area di straordinario valore paesaggistico e in assenza di un parere assai importante quale quello della Soprintendenza Archeologica di Ancona".

Sara Ferreri