Matteo Maurizio Pinti, 7 mesi, nel reparto di Rianimazione del Salesi
Matteo Maurizio Pinti, 7 mesi, nel reparto di Rianimazione del Salesi

Ancona, 24 marzo 2021 - "Quella foto, stupenda, un simbolo dell’abbraccio protettivo al mio bambino". Una foto tenerissima, spontanea e che spiega meglio di mille parole la professionalità e l’umanità del personale sanitario dell’ospedale pediatrico Salesi nel trattare il piccolo Matteo Maurizio Pinti, 7 mesi di vita messi a rischio da un problema agli organi interni e dalla contemporanea positività al Covid. Le parole di Roberta Ferrante, giovane madre del bambino al centro di un caso clinico difficile e per ora risolto, traducono l’ansia di un periodo nero per la sua famiglia, iniziato il 3 marzo e concluso pochi giorni fa con le dimissioni di Matteo Maurizio.

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La foto-simbolo è stata scattata all’interno del reparto di anestesia e rianimazione diretto dal dottor Alessandro Simonini e ritrae una delle infermiere più esperte (nella pagina a fianco, ndr) intenta ad occuparsi del piccolo: in mezzo a tubi e tubicini, l’infermiera completamente bardata, seguendo le ferree regole in tempo di pandemia, gioca con Matteo Maurizio, lo accarezza e tiene il ciuccio nella mano sinistra: "Il personale della rianimazione è stato esemplare, non lo dimenticherò – racconta Roberta Ferrante, originaria e residente ad Ancona – In particolare una dottoressa che mi chiamava sempre per tenermi aggiornata sulle condizioni di mio figlio. C’è stata una frase che mi ha tranquillizzato visto che non potevo essere lì con lui: ‘stia tranquilla signora, di suo figlio ce ne occupiamo noi, lei non si deve preoccupare’ e così è stato. Nel momento più drammatico della mia vita sentirmi dire questo e poi vedere quella foto lontana da mio figlio, è stato un ritorno alla vita dopo un incubo durato giorni".

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Tutto era iniziato il 3 marzo quando Matteo Maurizio è stato trasportato al Salesi a causa di un disturbo intestinale: "L’unica cosa che non mi è piaciuta nel complesso è stata l’estrema preoccupazione di tutti, dall’equipaggio del 118 al personale sanitario del pronto soccorso del Salesi, di sapere se io e mio figlio fossimo positivi al Covid – spiega la giovane mamma anconetana – Sembrava che il problema di Matteo fosse secondario, che non importasse e io nel frattempo mi agitavo per questo. Quel giorno, il 3 marzo, l’ho vissuto come in trance. Verso le 20 il risultato del tampone è risultato positivo per me e mio figlio, ma non si capiva cosa gli dovesse accadere, fino a quando una dottoressa ha visto il mio stato d’animo e mi ha detto: ‘Suo figlio non lo lascio fino a che non risolviamo il problema’. Alle 2 di notte gli hanno fatto un’ecografia: il suo intestino era rovesciato e poco dopo è arrivato il chirurgo: ‘Sono il professor Cobellis, abbiamo poco tempo, chieda il consenso ad operare a suo marito’. Ero sola, spaventata, momenti che non auguro a nessuno. Alle 7 il chirurgo è uscito e mi ha detto: ‘La prima parte dell’intervento è andata bene, abbiamo tolto una parte dell’intestino, ma starà bene’. Matteo è stato portato in rianimazione e io sono tornata a casa".

In questo lasso di tempo le condizioni del piccolo sono migliorate. Matteo Maurizio è rimasto nel reparto del dottor Simonini per una settimana circa, poi la fase successiva: "A casa è stato un inferno, aspettando la chiamata dall’ospedale per tornare da lui, poi arrivata finalmente. Essendo ancora positivi ci hanno messo a me e al bambino in una stanza isolata, sigillata, col personale che entrava lo stretto necessario e così è andata avanti per tre giorni – aggiunge Roberta Ferrante – Era pieno di tubi e flebo, ma almeno eravamo insieme. Mio marito non poteva essere presente a causa del rischio contagio. Non dimenticherò mio fratello rimasto sotto la finestra della stanza per darmi forza. Già il periodo del parto, ad agosto, con le regole pandemiche attive, ho partorito da sola, stavolta è stata anche più dura".