Ancona, 21 ottobre 2020 - Il segno di una mascherina sul volto non sparisce. E’ peggio di una ferita sul cuore. Inutile ricucirla, continuerà sempre a sanguinare. I segni sono i marchi infami del Covid, un mostro che non se n’è mai veramente andato dalle nostre città, dalle nostre piazze, dagli uffici, dai negozi e dagli ospedali. La voglia d’estate e la naturale ribellione per spezzare le catene del lockdown, avevano invano cercato di soffiarlo lontano. Ma quel bastardo è tornato a graffiare, come ampiamente previsto.

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E così gli ospedali tornano nell’incubo. Che si materializza per medici e infermieri in ambienti che fino a ieri erano tornati a respirare e invece ora piombano nell’esclusività di aree Covid. La decisione di bloccare le ferie al personale infermieristico di Ospedali Riuniti a cui è stata anche chiesta la disponibilità a trasferirsi nel Covid hospital di Civitanova che all’orizzonte vede la riapertura, è stata una mazzata tremenda sul loro stato d’animo.

Scrive Alessandra Pignocchi su Facebook. Un post che stringe il cuore e che gli infermieri anconetani hanno condiviso con rabbia. "Ieri ci hanno bloccato le ferie... da qui fino a quando non capirete che dovete mettere sta c... di mascherina. A noi hanno bloccato le ferie, noi che del covid non possiamo dire 'è tutta una messa in scena del governo per farci paura' perché noi le persone le abbiamo viste morire, mettere dentro dei sacchi, buttandoci sopra un liquido neanche fosse un’ultima benedizione... perché noi eravamo bardati per ore senza lamentarci ed ancora oggi, ho il segno di quella ffp3 sul naso. Se continuate così preparatevi a cantare ‘Tu scendi dalle stelle’ fuori ai balconi, ad impastare panettoni, a stare soli. Che sto giro non saranno le luci di Natale ad essere ad intermittenza, ma i sentimenti. Se continuate così i vostri cari figli non avranno un’istruzione adeguata e rimarranno ignoranti come voi, che non riusciti a mettere neanche una c... di mascherina. Che poi meglio una mascherina che essere intubati eh... così, tanto per dire. Buongiorno un c..."

Cruda, ma talmente realistica e soprattutto vera da riscuotere un consenso unanime. "Sono tornati i tempi bui – scrive un’infermiera della cardiologia di Torrette –. Ferie sospese, ricoveri bloccati.... Si parla dei posti in rianimazione, della riapertura dei reparti Covid.... Si parla si parla si parla e questo che mette tanta ansia. Se penso di dover rimettere quel camice, mascherina e bardatura varia mi fa sentire male. Cavoli pensavo che fossimo più intelligenti che in fondo alla fine non fosse tanto difficile, rispettare poche e semplici regole ma evidentemente alla fine non è così. E fa rabbia pensare che tutte quelle persone che sono morte non sono state un esempio un monito per nessuno.... Noi intanto ritorniamo in campo un più avviliti rispetto a prima... Ma sempre forti perché chi fa questo lavoro non può permettersi di mollare".

Chissà se ripensando a qualche scena vista non più di due mesi fa, con le piazze e le spiagge sovraffollate all’ora dell’aperitivo, non sorga spontanea qualche riflessione. Ma non è forse neanche necessario andare troppo a ritroso nel tempo: se si è arrivati a minacciare il coprifuoco serale per evitare il caos nel weekend, significa che anche gli ultimi fine settimana sono stati profondamente sbagliati. 

Una volta messi a fuoco questi pochi elementi, forse si potranno vedere in maniera più nitida i bagni di sudore e la sofferenza di chi ha trascorso giorni e notti senza chiudere occhio per proteggere vite umane. "Siamo molto provati – dice Marisa Selvaggi, infermiera della pneumologia di Torrette – le nostre vite private sono andate un’altra volta a farsi benedire. Siamo tornati al punto di partenza, là dove non avremmo voluto tornare. Nessuno ci ha ringraziato, nessuno ci ha ricompensato. Pensateci bene, immaginate cosa significa portare addosso quei segni. Non vanno via più". Già.