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5 mag 2022

La cerimonia davanti alle spoglie del santo

Il tradizionale omaggio floreale del sindaco al patrono: "Che Ciriaco protegga la città e gli anconetani"

Un momento della solenne cerimonia al Duomo di San Ciriaco
Un momento della solenne cerimonia al Duomo di San Ciriaco
Un momento della solenne cerimonia al Duomo di San Ciriaco

San Ciriaco, patrono di Ancona, è stato festeggiato dagli anconetani, molti dei quali, già prima delle 8, si sono recati in cattedrale per partecipare alla celebrazione eucaristica, presieduta dal vicario del vescovo don Carnevali, nella cripta dove è conservato il corpo del santo che ritrovò la Croce di Cristo. L’intensa giornata è proseguita con l’omaggio che la sindaca, Valeria Mancinelli, ha fatto al patrono portando un mazzo di fiori a nome di tutta la città. Ad accoglierla l’Arcivescovo metropolita di Ancona Osimo, monsignor Angelo Spina, che dinnanzi alle spoglie del santo ha sottolineato: "Questo è il terzo anno di pandemia, in tempo di guerra, un tempo difficile per la ripresa ma che è anche un tempo di speranza. Siamo chiamati a camminare insieme – ha detto – per il bene della comunità, il bene comune. La ringrazio per tutto il bene che fa per la città insieme a tutta l’amministrazione comunale. Che san Ciriaco protegga lei, Ancona e tutti quanti noi". "Che la protezione di san Ciriaco ci guidi e ci aiuti non c’è dubbio – ha sottolineato la Mancinelli – Di questo gli anconetani ne sono convinti da generazioni. Vecchi e nuovi anconetani considerano san Ciriaco come un padre di famiglia che ci tiene una mano sulla testa. Non è una diminutio ma è il modo di esprimere tutto l’affetto e attaccamento veri che la città ha per il suo patrono".

Poco dopo si è svolta la celebrazione eucaristica solenne presieduta dall’arcivescovo a cui hanno partecipato, oltre alla sindaca, il questore di Ancona, Cesare Capocasa e tutti le più alte autorità militari presenti in città. Nell’omelia monsignor Spina ha parlato del comandamento più difficile: "L’amore per i nemici. Quanto tempo ci soffermiamo a ripensare a chi ci ha fatto del male o a leccarci le ferite. Gesù ci insegna a non restare lì, ma a reagire e a spezzare il circolo vizioso del male e del rimpianto. A reagire ai chiodi della vita con l’amore, ai colpi dell’odio con la carezza del perdono". Una riflessione che ha introdotto l’altro argomento trattato dall’arcivescovo: la guerra. "Va sempre ripudiata, come la fame, l’ingiustizia compiuta da un uomo verso un altro uomo. Le tragedie che viviamo in questo momento, particolarmente la guerra in Ucraina così vicina a noi, ci richiamano all’urgenza di una civiltà dell’amore".

Nell’omelia dello scorso anno monsignor Spina aveva sottolineato l’impegno di tutti per la famiglia al centro dell’attenzione della Chiesa e della società, "rimarcando che il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa". In questa ricorrenza ha invece posto l’attenzione particolare agli adolescenti rammentando che per quanto le cronache di questo ultimo periodo non sempre parlino bene di loro: "Noi non dobbiamo scoraggiarci. Essi ci chiedono una cosa sola: voi dovreste sapere cosa significa che noi dobbiamo e vogliamo diventare grandi e non possiamo farlo senza la vostra vicinanza".

Claudio Desideri

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