Rosanna Vaudetti è nata ad Ancona, il 19 dicembre 1937. E’ stata la più amata Signorina Buonasera della Rai
Rosanna Vaudetti è nata ad Ancona, il 19 dicembre 1937. E’ stata la più amata Signorina Buonasera della Rai
di Nicolò Moricci "Con Adriano Celentano giocavo alla pineta del Passetto. Mi ricordo un ragazzino carino, molto magro e bruno". La mattina, la piccola Rosanna Vaudetti, tra le più amate ‘Signorine buonasera’, scendeva al mare con il suo gruppetto di amici. Lei, con altre bambine, andava alla Seggiola del Papa e quel ragazzino – il Molleggiato – si tuffava altrove. Poi, si ritrovavano a giocare assieme a campana. A terra, i segni del gesso su cui saltellare. Bastava poco: "Con una palla e dei sassi, allora ci divertivamo molto". A scoprire Celentano furono due anconetani: Mario Vico e Vittorio Sulpizi, i primi impresari del rock. Il libro "Sulvic" ripercorre la loro storia professionale, con aneddoti e curiosità legate ai personaggi famosi, alcuni dei quali ancora sulla cresta dell’onda: uno tra tutti, Gianni Morandi. La presentazione del libro,...

di Nicolò Moricci

"Con Adriano Celentano giocavo alla pineta del Passetto. Mi ricordo un ragazzino carino, molto magro e bruno". La mattina, la piccola Rosanna Vaudetti, tra le più amate ‘Signorine buonasera’, scendeva al mare con il suo gruppetto di amici. Lei, con altre bambine, andava alla Seggiola del Papa e quel ragazzino – il Molleggiato – si tuffava altrove. Poi, si ritrovavano a giocare assieme a campana. A terra, i segni del gesso su cui saltellare. Bastava poco: "Con una palla e dei sassi, allora ci divertivamo molto". A scoprire Celentano furono due anconetani: Mario Vico e Vittorio Sulpizi, i primi impresari del rock. Il libro "Sulvic" ripercorre la loro storia professionale, con aneddoti e curiosità legate ai personaggi famosi, alcuni dei quali ancora sulla cresta dell’onda: uno tra tutti, Gianni Morandi. La presentazione del libro, originariamente prevista per l’agosto scorso, è stata spostata al 23 settembre, al Seebay Hotel di Portonovo. L’ingresso è libero, su prenotazione. Giovedì sarà possibile anche un aperitivo sulle note della storia, a cui parteciperà virtualmente la conduttrice anconetana Rosanna Vaudetti.

Vaudetti, conosceva bene Vico e Sulpizi?

"Beh, sì. Soprattutto Sulpizi: era un divo, ma sempre cordiale e gentile. Dal niente, Mario Vico e Vittorio Sulpizi hanno creato un mestiere, quello dell’impresario".

Lei, tra l’altro, lavorò con loro…

"La Rai, a quei tempi, dopo il notiziario regionale giornaliero (oggi Tgr), trasmetteva uno show radiofonico, molto seguito e apprezzato. Io ero l’ultima arrivata, ma c’erano personaggi importanti come Vittorio Sulpizi, Ugo Cedroli, Luisa Piantini, Mario Di Cicco e Regina Servadio. Era una trasmissione seguita e io interpretavo Arabella Candida Agnella, una segretaria un po’ stupidina che faceva impazzire il suo direttore. Impersonavo la finta ingenua, che poi alla fine, col proprio istinto, si rivela più intelligente delle altre".

Era il dopoguerra…

"Sì, appunto: in quegli anni c’era tutto da inventare e Vico e Sulpizi hanno scoperto i più grandi, a partire da Celentano". Lo notarono allo Chalet 4 fontane di piazza Cavour (oggi Coffee way). Celentano, poi, passava le estati qui, perché aveva dei parenti ad Ancona…

"Quasi sicuramente è lui il ragazzino che ricordo in spiaggia. Un ragazzino carino, molto magro e bruno. La mattina noi bimbi scendevamo al mare: io andavo alla Seggiola del Papa, al Passetto, e lui da un’altra parte".

E poi vi ritrovavate, il pomeriggio, alla pineta del Passetto… "Sì, il Monumento era sotto casa nostra e si giocava a campana o a palla. Ai nostri tempi, bastava poco per divertirsi. Ora, è tutto più selezionato, i bambini praticano sport fin da piccoli: nuoto, danza e via dicendo". Senta, ma poi con Celentano vi siete più incontrati?

"Certo che sì, lo intervistai in occasione dei David di Donatello. Poi, lavorai con la moglie, Claudia Mori. E anche mio marito (il regista Antonio Moretti, scomparso un anno fa, ndr) ci lavorò. Ci siamo incontrati diverse volte".

E avete parlato dell’infanzia ad Ancona?

"No, perché l’atmosfera era molto professionale, ma io, in più di un’occasione, quando lo avevo davanti agli occhi, gli avrei voluto chiedere se ricordasse di me".

E perché non l’ha fatto?

"Perché se poi non si fosse ricordato, ci sarei rimasta male e mi sarebbe dispiaciuto (ride, ndr)". Torniamo al libro Sulvic: i due impresari scovarono talenti ovunque…

"Sì, avevano il fiuto giusto. Vico e Sulpizi erano in grado di capire se un artista avrebbe sfondato. E poi erano persone straordinarie".

In che senso?

"Nel senso che erano molto legati alla famiglia. Caratteristica, questa, tipica di noi marchigiani. Portavano le mogli e i figli con sé: insomma, erano un bellissimo esempio di uomini e di padri con una marcia in più".

Ancona, a quei tempi, col Festival, andava forte…

"Guardi, grazie a Vico e Sulpizi, il Festival di Sanremo sarebbe potuto essere ad Ancona".

"Benvenuti al Festival d’Ancona": suona bene per un annucio…

"Eh sì, Vico e Sulpizi selezionavano i talenti e Ancona avrebbe potuto avere il suo Festival dell’Adriatico, ma forse queste cose erano ritenute frivole dagli allora dirigenti marchigiani. E invece...".

E invece?

"E invece neppure le canzonette, per così dire, sono frivole, perché la canzonetta dà lavoro per tante categorie di persone".