La rabbia dei familiari: "Li hanno uccisi ancora, non riconosco questo Stato. Giustizia non è stata fatta"

Dai genitori delle piccole vittime al vedovo della mamma: c’è sgomento "E’ davvero brutto dirlo, ma certe persone restano scomode da condannare".

La rabbia dei familiari: "Li hanno uccisi ancora, non riconosco questo Stato. Giustizia non è stata fatta"

La rabbia dei familiari: "Li hanno uccisi ancora, non riconosco questo Stato. Giustizia non è stata fatta"

Una sconfitta dove "le persone più deboli ci rimettono sempre" perché "certe persone rimangono scomode da condannare" e dove "i nostri figli così sono morti due volte". Non hanno emesso un filo di protesta sonora e sono rimasti composti nella loro dignità e nel loro dolore i familiari delle sei vittime di Corinaldo commentando così, avviliti e delusi, una sentenza dove avevano riposto fiducia e speranza di vedere condannati coloro che ritengono essere responsabili dei morti della Lanterna Azzurra perché se il locale non era sicuro la colpa sarebbe stata anche di chi ne ha autorizzato la sua apertura con prescrizioni non osservate e non viste in maniera accurata.

"Li hanno condannati solo per il falso – ha osservato Paolo Curi, marito di Eleonora Girolimini, la mamma di 39 anni morta in discoteca dove aveva accompagnato una delle figlie – ma c’era tutto il resto. Giustizia per noi non è stata fatta, quel locale era stato chiuso ma lo hanno riaperto. Corinaldo è una piccola comunità, tutte queste persone è impossibile che non si siano accorte che c’era un locale gestito così, da fuori di testa, inadeguato, senza norme. Credo che certe persone rimangono scomode da condannare. E’ brutto dirlo ma questo ha inciso. Sono stati condannati già dei ragazzetti che sono delinquenti e questi altri no? E’ stato più facile condannare loro che figure dell’amministrazione che sono più politicamente esposte. Ci hanno dato un contentino e basta. Per fare una cosa del genere non servivano due anni di processo che ha fatto solo soffrire noi parenti. Io sono rimasto da solo con quattro figli, anche dal punto di vista economico mi hanno cambiato la vita e loro se la cavano così. Le persone più deboli ci rimettono sempre".

Molto duro anche Fazio Fabini, padre di Emma, 14 anni, una dei cinque minorenni morti alla Lanterna. "E’ stata compiuta una grandissima nefandezza – ha detto Fabini – dopo sei anni siamo arrivati alla conclusione che tutto quello che è successo è semplicemente per una piccola inesattezza perché per il resto ognuno ha compiuto il proprio dovere? Non voglio più sentire un politico, un rappresentante dello Stato a cui io appartengo che abbia il coraggio di andare in giro e dire che questa sarà l’ultima volta che succede una tragedia come la nostra. Facciano il favore a noi genitori di non permettersi più di andare in giro e affermare queste cose perché un amministratore che per 40 anni compie quello che hanno commesso questi disgraziati, ai nostri figli, lo faranno ancora in modo impunito. Nessun altro funzionario dello Stato, nessun amministratore pubblico in futuro farà quello che è il suo dovere dopo questa sentenza. Persone a cui affidiamo la vita dei nostri figli. Basta, non voglio sentire più nessuno dire questo, non voglio che al dolore per perdere i nostri ragazzi partecipi qualcuno. Basta, se questo è il processo che lo Stato riesce a fare, io non riconosco questo Stato, è cosa vergognosa per i nostri figli. E’ stata una ulteriore uccisione per loro. Avete visto il locale? Potevano entrare solo sacchi di grano, ci hanno fatto una discoteca".

Per Francesco Vitali "mia sorella così è stata uccisa un’altra volta, siamo affidati ad un Paese che tollera queste cose, mia sorella è morta perché dei ragazzi hanno spruzzato del peperoncino ma lo ha hanno spruzzato in altre milioni di discoteche e non è mai morto nessuno, perché a Corinaldo sì?".

Marina Verdenelli