L’anniversario. I cento anni degli scout del gruppo Ancona 1: "Piantiamo un bosco"

Oggi e domenica una serie di iniziative per festeggiare il primo reparto dorico "C’è chi tornerà anche dal Pakistan e dal Brasile. Ecco storie e aneddoti".

L’anniversario. I cento anni degli scout del gruppo Ancona 1: "Piantiamo un bosco"
L’anniversario. I cento anni degli scout del gruppo Ancona 1: "Piantiamo un bosco"

Cento anni di scoutismo: il gruppo scout Ancona 1 compie un secolo di vita e si prepara a una due giorni di festeggiamenti senza precedenti. L’appuntamento è per domani e domenica. Una due giorni che vedrà protagonisti non solo gli attuali scout, ma anche gli ex. Domani dalle 15.30 al parco Eraclio Fiorani, la piantumazione di 107 alberi che daranno vita al ‘Bosco degli scout Ancona 1’, con l’arcivescovo Angelo Spina e il vicesindaco, Giovanni Zinni. "Saremo circa 600 – spiega Leonardo Larici, uno dei capi gruppo – Gente che tornerà ad Ancona dalla Sicilia, dal Pakistan, dal Brasile e dal Veneto". L’indomani, invece, l’alzabandiera di 12 metri a Villarey (ore 9) con il sindaco, Daniele Silvetti, e il presidente Agesci (associazione guide e scouts cattolici italiani) e Aic. Si continuerà quindi con la Santa Messa e un convegno sull’educazione scout, a cui seguiranno momenti di "fraterna convivialità".

Ma andiamo con ordine: "Il gruppo scout Ancona 1° è stato il primo a nascere e segna l’inizio dello scoutismo anconetano". Per la precisione, "l’Ancona 1° avrebbe 107 anni, dato che nacque nel 1917 a San Giovanni Battista. Poi, il gruppo – anzi, il riparto (reparto, ndr) – si trasferì nel ’23 ai Salesiani, all’opera Don Bosco e successivamente agli Archi. La chiesa del Crocefisso non c’era ancora e furono proprio gli scout a contribuire a terminarla", fa Leonardo.

L’Agesci, che spegne oggi 100 candeline, solo nelle Marche conta 12mila iscritti, circa due mila ad Ancona. "Una storia che inizia nel 1923, quando Paolo Santoni e Livio Fraboni decisero di entrare nell’Asci, associazione scout cattolici italiani". Uno scoutismo ancora "profondamente sessista", quello di "matrice inglese" di una volta, "coi maschi da una parte e le femmine dall’altra, fino al ’74". I due fonderanno il riparto Don Bosco, che attraverserà guerra e fascismo: "Nel ‘28, lo scoutismo fu chiuso per la nascita dell’Opera nazionale balilla, ma Santoni e Fraboni si mischiarono all’Azione cattolica (mai stata chiusa) e continuarono a fare attività con l’aiuto dei francesi. Tempo fa – ricorda Leonardo – il figlio dell’ex preside del Rinaldini, Don Claudio Merli, mi raccontò che nel ‘44, in un’Ancona distrutta dai bombardamenti, i ragazzi volevano tornare a fare scout, ma non c’erano gli spazi. E allora trovarono una stanzetta in un palazzo ridotto malissimo, non c’erano né porte né finestre e d’inverno faceva freddo. Tra le macerie, trovarono una porta, la pulirono e la montarono per ripararsi dal gelo, aiutati dalle candele con cui si facevano luce durante le riunioni. Un giorno, però, quei 5 ragazzi vennero arrestati dai carabinieri. Il motivo? Furono i residenti a chiamarli, perché la porta era un infisso della sede centrale del partito fascista di Ancona e il vicinato temeva in una sua ricostituzione. Sapete – precisa – vedendo le luci di notte e un movimento fitto, si pensava che i fascisti potessero riorganizzarsi, ma erano solo scout".

Nicolò Moricci