"Con l’atto del Consiglio del 29 luglio scorso sul "Programma provinciale Attività Estrattive" la Provincia di Ancona, all’unanimità salvo un’astensione, ha riattivato il percorso che porterà alla realizzazione del bacino estrattivo di Monte Sant’Angelo, riaprendo clamorosamente il "discorso cave" che sembrava chiuso dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 2014. La nostra posizione resta di totale avversione. Fin dal mese di settembre...

"Con l’atto del Consiglio del 29 luglio scorso sul "Programma provinciale Attività Estrattive" la Provincia di Ancona, all’unanimità salvo un’astensione, ha riattivato il percorso che porterà alla realizzazione del bacino estrattivo di Monte Sant’Angelo, riaprendo clamorosamente il "discorso cave" che sembrava chiuso dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 2014. La nostra posizione resta di totale avversione. Fin dal mese di settembre 1943 il Monte Sant’Angelo di Arcevia, per la sua raggiungibilità e per la sua difendibilità ha costituito la sede naturale di rifugio e di nascondimento per i primi partigiani: è qui che anche sulla traccia dei preesistenti camminamenti dei boscaioli si consolidano e si sviluppano sui quattro versanti del monte i sentieri partigiani. La presenza delle cave sconvolgerà questa geografia, cancellerà molte tracce, impedirà una rinnovata e consapevole fruizione dei luoghi. Le pendici del monte, specie quelle del versante ovest, sono state ripetuto teatro di scontri armati con le guardie della Repubblica di Salò, lì collocate a custodia e sorveglianza della vicina miniera di Cabernardi. La presenza di cave impedirebbe una percezione e una rappresentazione unitaria del contesto ambientale, configurandosi come presenza incoerente e contraddittoria in uno scenario ad alta densità storica, che non può essere ridotto alla sola evidenza del Memoriale. Un’inesorabile cronologia ci conduce al 4 maggio 1944, data che resterà per sempre incisa nel calendario civile della comunità locale, provinciale, regionale e nazionale. Fu portato a termine un feroce rastrellamento da parte dei nazifascisti. Sulla sommità del monte, specie presso casa Mazzarini, nel paese di Montefortino, sotto le mura di San Rocco ad Arcevia spesso di fronte alla popolazione impietrita, si consumarono un indicibile scempio e un insopportabile sacrificio. In questa coralità del dolore e della sofferenza è il monte intero nella sua composta gentilezza a conservare una memoria viva di sangue, di grida, di occhi sbarrati e a respingere con ferma determinazione ogni tentativo di invasione di pensieri e di pratiche che nulla hanno a che fare con la sacralità che il monte conserva e testimonia".

Anpi

comitato provinciale