Zohra, la donna morta durante il parto, insieme con il marito Mohamed Sefi
Zohra, la donna morta durante il parto, insieme con il marito Mohamed Sefi

Ancona, 27 agosto 2019 - Si indaga per omicidio colposo sulla morte di una donna di 34 anni, Zohra Ben Salem, tunisina residente da tempo a Loreto, avvenuta all’ospedale Salesi di Ancona mentre partoriva un feto, quello di una bambina, ormai privo di vita. Il fascicolo è stato aperto dal pm di turno Irene Bilotta e fino a ieri mattina era ancora a carico di ignoti. Nelle prossime ore, trasmessi gli atti al magistrato competente per materia, il sostituto procuratore Valentina Bavai, potrebbero arrivare già i nomi dei primi due indagati, come atto dovuto: l’ostetrica che ha assistito la donna in sala parto e il medico ginecologo della clinica di Ostetricia e Ginecologia.

Ieri mattina la Procura attendeva i nominativi dall’azienda ospedaliera che aveva fatto arrivare sul tavolo del magistrato una breve relazione. Nel documento si evidenzia che la 34enne soffriva di un diabete gestazionale (legato alla gravidanza). Disposta l’autopsia sulla donna. La Procura si è riservata di effettuare lo stesso riscontro anche sul feto morto. La tunisina era arrivata alla 38esima settimana quando 40 settimane è considerato il termine ultimo di una gravidanza pari a 9 mesi e 10 giorni di gestazione. L’azienda ospedaliera era pronta a effettuare i riscontri diagnostici, per una indagine interna volta a chiarire le cause del decesso di mamma e feto, ma le salme sono state bloccate dal magistrato. Le contrazioni per il parto sono state indotte alla donna al Salesi per farla partorire spontaneamente. Per il primario del reparto, Andrea Ciavattini, la causa della morte potrebbe essere stata una embolia polmonare amniotica.

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Mohamed Sefi, marito e padre di Zohra e Miriam, madre e figlia morte prima e durante il parto: cosa non la convince della tragica vicenda che in poche ore le ha strappato via moglie e terzogenita?
«La scelta dei medici del Salesi di mandare mia moglie a casa il mercoledì precedente (21 agosto, ndr.) dopo l’esito dell’ecografia che aveva mostrato come il feto soffrisse. Avrebbero dovuto tenerla in osservazione fino al parto, non rimandarla a casa. Mi chiedo, inoltre, se era necessario far uscire il feto morto di mia figlia Miriam attraverso un parto naturale o se fosse stato meglio procedere con un taglio cesareo. Noi ci siamo messi nelle loro mani, le mani degli esperti, ci siamo fidati».
Quando ha parlato per l’ultima volta con sua moglie?
«Poco dopo la mezzanotte tra sabato e domenica. Avevano deciso di procedere col parto naturale per la mattina successiva e lei mi diceva di non sentirsi bene, di essere preoccupata».
Vi avevano già avvisato della morte della bambina in grembo dopo essere entrata nella 38esima settimana?
«Sì, questo era successo nelle ore precedenti e, come può immaginare, era già stato uno choc. Ci siamo consolati a vicenda, pensando ai nostri due bambini di 9 e 11 anni a casa, che avevano bisogno di noi. La morte di Miriam era una tragedia, ma dovevamo andare avanti, mai avrei pensato di perdere anche mia moglie».
Come sono andate le ultime ore?
«Sono tornato a casa dai due figli nella tarda serata di sabato e l’indomani mattina presto, prima dell’intervento, sarei tornato al Salesi. Non sono riuscito a dormire, ero preoccupato, così ho chiamato l’ospedale senza perà avere notizie. Verso le 4.30 la telefonata l’ho ricevuta io, una voce al telefono mi diceva che Zohra non stava bene. Sono corso ad Ancona immaginando il peggio e, infatti, all’arrivo in reparto i medici mi hanno comunicato che era morta. Mi è caduto il mondo addosso».
La gravidanza era andata avanti bene o c’erano stati dei problemi?
«In linea generale bene, lei aveva solo qualche problema legato al diabete». 
Da quanto tempo viveva in Italia con sua moglie?
«Io sono arrivato nel 2002, lei mi ha raggiunto nel 2007 e l’anno dopo è nato il nostro primo figlio, all’ospedale di Recanati. In Italia e a Loreto viviamo da sempre, ci siamo integrati, i nostri figli sono nati qui. Adesso cambia tutto».
Cosa si aspetta?
«I nostri due figli avevano bisogno della mamma. Lei era il cuore e l’anima della famiglia, tutto per noi. Io pensavo a lavorare e portare i soldi a casa, ma era lei che mandava avanti tutto e tutti. Non so cosa potrà succedere».
Cosa chiede ora?
«Se è stato fatto il possibile per evitare la morte di Miriam e Zohra. Ho già dato mandato ad un avvocato di seguire la vicenda. Poi le riporteremo in Tunisia per seppellirle».