di Alessandro Di Marco Allarme decessi con ben 18 persone positive al Covid inserite nello straziante bollettino di ieri del Gores regionale. È il numero più alto in assoluto da inizio aprile con un drammatico elenco di tutti i soggetti con patologie pregresse tra cui figura anche un 55enne del Pesarese. Sei i residenti della provincia di Ancona che sono spirati: un 67enne e una 70enne di Falconara, una 88enne di Senigallia, un 73enne di Serra San Quirico, un 88enne e un 94enne di Ancona. Con questa impressionante sequenza arrivano a 1.753 i deceduti in una regione da marzo ad oggi. Primi segnali, ma decisamente provvisori quindi tutti da verificare e rivalutare nei prossimi giorni, di un assestamento sotto il profilo ospedaliero dopo un inizio...

di Alessandro Di Marco

Allarme decessi con ben 18 persone positive al Covid inserite nello straziante bollettino di ieri del Gores regionale. È il numero più alto in assoluto da inizio aprile con un drammatico elenco di tutti i soggetti con patologie pregresse tra cui figura anche un 55enne del Pesarese. Sei i residenti della provincia di Ancona che sono spirati: un 67enne e una 70enne di Falconara, una 88enne di Senigallia, un 73enne di Serra San Quirico, un 88enne e un 94enne di Ancona. Con questa impressionante sequenza arrivano a 1.753 i deceduti in una regione da marzo ad oggi.

Primi segnali, ma decisamente provvisori quindi tutti da verificare e rivalutare nei prossimi giorni, di un assestamento sotto il profilo ospedaliero dopo un inizio settimana in cui i numeri di ricoveri complessivi Covid e presenze in terapia intensiva erano schizzati verso l’alto in maniera assai decisa. Invariato, su martedì, il computo totale delle degenze negli ospedali regionali (667), quindi con una prima tregua dopo che per tutti gli altri giorni del mese si era dovuto fare i conti con il segno più. In ogni caso la pressione sulle strutture sanitarie resta molto forte: prova ne sono in provincia i ben 92 posti letto occupati a Torrette, i 74 all’Urbani di Jesi e i 31 a Senigallia. Ma non vanno nemmeno dimenticate le ‘aree grige’ dei Pronto soccorso: all’Urbani sei le presenze dei positivi in attesa di essere smistati altrove, due a Torrette e 8 al Profili di Fabriano che in teoria è stato dichiarato nosocomio ‘No Covid’.

Importante la contrazione dell’occupazione delle terapie intensive (73, meno sei). In questo senso va sempre ricordato che, purtroppo, alcuni posti letto vengono liberati per la ragione più triste, ovvero quella dei decessi. In ogni caso massima è l’attenzione sul dato specifico, perché con i parametri nazionali imposti da Ministero e Istituto superiore della sanità, proprio la percentuale delle presenze in terapia intensiva rispetto a tutti i posti letto disponibili è uno dei principali criteri, insieme all’indice di trasmissibilità Rt, da tenere in considerazione in funzione delll’assegnazione delle fasce cromatiche di rischio e quindi delle relative restrizioni.

Ieri ancora uno scatto della provincia di Ancona che torna sopra quota duecento contagi giornalieri (216, nettamente davanti ai 121 di Macerata) e si conferma sempre di più epicentro regionale del virus. Dall’avvio dell’epidemia sono ben 13.571 i casi registrati nel territorio di riferimento del capoluogo dorico, rispetto ai 11.222 del Pesarese, poi Macerata a 10.350, Fermo 5.616 e Ascoli 5.606. Quanto all’indice dei positivi complessivi (480) rispetto ai tamponi effettuati, come sempre va considerata la doppia versione. Ovvero se si includono anche gli esami antigenici il rapporto è al 10,5%, mentre escludendo quel percorso non ufficiale (che in caso di positività obbliga ad un ulteriore esame di verifica) ci attesta al 23.9%: un dato ancora molto elevato, ma fortunatamente più contenuto rispetto ai giorni scorsi.

In lieve crescita percentuale il numero dei sintomatici (51, circa uno su nove), ma soprattutto assai alta (148, quasi uno su tre) l’incidenza dei casi che necessitano di ulteriori controlli. Si tratta dei cosiddetti ignoti del virus, ovvero quanti risultano contagiati, ma, almeno in prima battuta, il sistema di tracciamento non è riuscito a risalire a dove e da chi sia partita la trasmissione del subdolo nemico invisibile. Proprio questo è uno degli aspetti più preoccupanti in assoluto, perché fino a quando il ‘contact tracing’, a causa di una diffusione del virus ormai veramente consistente, non sarà in grado di stringere il cerchio individuando i tanti asintomatici che a loro insaputa veicolano il Covid, diventa difficile sperare che l’infezione restringa il suo raggio d’azione.